di Amedeo il Mer Gen 09, 2008 3:15 pm
Apprezzo molto quanto scritto da AnnaC e sicuramente andrò a leggere gli articoli evidenziati. Se è gradito, vorrei continuare ad esporre il mio pensiero sull'oggetto di questo dialogo e cioè matrimonio, convivenza e fornicazione.
Come già detto, per me l'unione tra due persone di sesso opposto è qualcosa di veramente diverso da tutto quello che intendiamo come relazione anche sessuale e anche se, e in qualche modo, celebrata da chicchessia. Ma per esporre completamente il mio pensiero è necessario riflettere sulla prima unione, quella tra Adamo ed Eva.
Entrambi si trovavano nell'Eden completamente nudi e non ne avevano vergogna. Dio, tre volte Santo, li benedisse e disse: “Perciò l'uomo lascerà il padre e la madre, e si unirà a sua moglie, e i due saranno una sola carne”.
Siamo in presenza di un matrimonio tra due persone che non avvertivano alcun motivo di vergogna nelle membra che vedevano. Non c'era stato niente che non fosse lecito e niente ne era seguito di cui si dovessero vergognare.
Solo quando venne trasgredita la legge di Dio ( “ ... ma dell'albero della conoscenza del bene e del male non ne mangiare ... ” ), Adamo iniziò ad avere per la prima volta nelle sue membra un'altra legge che era contraria a quella del suo spirito, solo in quel momento sentì in se stesso quello che aveva fatto e distinse il male dal bene, non già perché ne fosse esente, ma perché ne soffriva.
E come dice s. Agostino ( ... ) Non sarebbe stato giusto che colui che aveva disubbidito al proprio Signore fosse ubbidito dal proprio servo, cioè dal corpo. Come spiegare, infatti, che allorquando abbiamo un corpo libero da impedimenti e in salute, è in nostro potere muovere gli occhi, le labbra, la lingua, le mani, i piedi, piegare il dorso, il corpo e i fianchi secondo le funzioni di ciascun membro, mentre quando si tratta della procreazione dei figli, le membra create a questo scopo non ubbidiscono al comando della volontà? Si deve invece attendere che la libidine, come se fosse indipendente, le ecciti: cosa che talvolta non fa, benché l'animo lo desideri, mentre tal'altra fa nonostante l'opposizione dell'animo. Non dovrebbe di questo arrossire la libertà dell'arbitrio umano, per aver perduto il dominio anche sulle proprie membra a causa del disprezzo del comando di Dio? E dove si potrebbe manifestare con maggior convenienza che la natura umana è degenerata a motivo della disubbidienza, se non nella disubbidienza di quegli organi per mezzo dei quali la natura sussiste perpetuandosi? È questo il motivo per cui queste parti del corpo vengono chiamate con proprietà natura. Quando, dunque, quei primi uomini avvertirono nella propria carne questo movimento sconveniente, proprio perché ribelle, e si vergognarono della propria nudità, essi coprirono quei medesimi organi con foglie di fico, affinché ciò che si muoveva senza l'arbitrio della loro volontà fosse almeno celato dall'arbitrio del loro pudore e, poiché si vergognavano di un piacere sconveniente, avvenisse nell'ombra ciò che era conveniente ( ... )
È questa, purtroppo, la condizione che le coppie successive hanno ereditato: da un lato vi è il bene rappresentato dall'unione tra l'uomo e la donna fatta anche per la procreazione, dall'altro vi è il male rappresentato a chiare lettere in ciò che Adamo ed Eva tentarono di coprire: la concupiscenza, che evita dappertutto gli sguardi e cerca per pudore un luogo appartato.
Abbiamo visto, pertanto, che al bene si è aggiunto il male, ma questa aggiunta, seppure non sia riuscita a far sì che venisse meno la bontà dell'unione tra le due persone, ha consentito che le persone potessero falsamente ritenere che la concupiscenza fosse parte essenziale del bene. Ma non è così: una cosa è l'unione, altra la concupiscenza.
Il peccato di Adamo, a mio parere fu estremamente peccante in quanto disubbidì a Dio, non perché sopraffatto dalla concupiscenza carnale – che non aveva ancora conosciuto -, ma perché vittima di quella benevolenza per la quale spesso accade di offendere Dio per evitare mali minori quali ad esempio di rendersi nemico o di contristare un amico. Aveva rinnegato il suo creatore per adorare la creatura ancor prima di essere schiavo del peccato.
Da quel momento, dalla raccolta di un frutto proibito, nasce la conoscenza del bene e del male, nasce la concupiscenza: una ferita che sottomette a schiavitù del peccato chiunque nasce per suo tramite. Tant'è che credo che nemmeno il peccato di Salomone fu grave come quello commesso da Adamo. È' vero che Salomone era un personaggio di così straordinaria sapienza da sapere di peccare, ma è anche vero che lui era schiavo del peccato e in quanto tale, non ebbe la forza di resistere all'amore delle donne che lo trascinavano ad adorare gli idoli.
È insomma, per parafrasare s. Agostino, questa concupiscenza, è questa legge del peccato, che abita nelle membra e alla quale vieta di ubbidire la legge della giustizia, secondo le parole dell'Apostolo: Non regni dunque il peccato nel vostro corpo mortale, per farvi ubbidire ai suoi desideri e non prestate le vostre membra al peccato come strumenti di iniquità.
Qui mi fermo, sia perché un'esposizione troppo lunga non aiuta la concentrazione, sia perché mi piacerebbe conoscere le vostre opinioni al riguardo.
Voglio precisare un'ultima cosa: spesso faccio riferimento a s. Agostino perché ritengo doveroso studiare gli scritti di tale autore, così come quelli di tanti altri. E dico, come disse Arthur W. Pink nel libro “La Sovranità di Dio”: ... è triste pensare come questi nomi eminenti ed onorati siano quasi interamente sconosciuti all'attuale generazione. Io non condivido necessariamente tutte le conclusioni alle quali essi giungono, ma riconosco volentieri il profondo debito che ho verso le loro opere.