Matrimonio/convivenza, fornicazione

Discussioni libere sulla vita del cristiano e le sfide da affrontare quotidianamente.

Matrimonio/convivenza, fornicazione

Messaggiodi MariaLaura79 il Dom Ott 28, 2007 1:35 pm

Cari fratelli e sorelle in Cristo, vorrei discutere in questo topic di alcuni argomenti che ritengo non siano di secon do piano x la vita di un cristiano
1- Matrimonio e convivenza
2- Fornicazione

1- Secondo voi, è lecito x un cristiano (e non parlo dei non praticanti) convivere con la propria donna (anch'essa cristiana) senza matrimonio (civile o religioso poco importa)? Basta alle due xsone promettersi davanti a Dio (senza testimoni, la comunità, la famiglia e la firma sul registro) che staranno x sempre insieme a renderli marito e moglie? E se dovesse scapparci anche una gravidanza prima del matrimonio un pastore (quelli liberali non sono proprio contemplati) potrebbe celebrare le nozze riparatrice senza problemi (come si fa nella chiesa papista)?

2- Ha senso parlare di fornicazione se il rapporto fisico tra due credenti, che hanno cmq deciso di sposarsi a breve o a lungo termine, avviene prima del matrimonio oppure basta l'amore e le promesse che li uniscono ad autorizzarli a consumare prima???

Ovviamente prendo in considerazione solo i credenti, perché quelli del mondo penso debbano gestire la loro vita cme meglio credono non esserendo affatto soggetti alla morale cristiana. Capitemi, io non sono affatto una che predica che il cristianesimo su alcune cose (convivenza, matrimoni gay etc) debba 'modernizzarsi' e credo che la legge morale presente nella Scrittura sia x sempre e non sia legata ad un particolare periodo storico.
Dal libro del profeta Isaia ,cap. 43 versi 6a8 (Diodati 1894):

Io dirò al Settentrione: Da'; ed al Mezzodì: Non divietare; adduci i miei figliuoli di lontano, e le mie figliuole dalle estremità della terra; tutti quelli che si chiamano del mio Nome, e i quali io ho creati alla mia gloria, ho formati, anzi fatti; traendo fuori il popolo ch'è cieco, benchè abbia degli occhi; e quelli che sono sordi, benchè abbiano degli orecchi.
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Re: Matrimonio/convivenza, fornicazione

Messaggiodi Andrew il Sab Gen 05, 2008 10:49 am

Provo a rispondere nella speranza che incoraggi anche gli altri ad intervenire su questo tema così importante.

MariaLaura79 ha scritto:1- Secondo voi, è lecito x un cristiano (e non parlo dei non praticanti) convivere con la propria donna (anch'essa cristiana) senza matrimonio (civile o religioso poco importa)? Basta alle due xsone promettersi davanti a Dio (senza testimoni, la comunità, la famiglia e la firma sul registro) che staranno x sempre insieme a renderli marito e moglie? E se dovesse scapparci anche una gravidanza prima del matrimonio un pastore (quelli liberali non sono proprio contemplati) potrebbe celebrare le nozze riparatrice senza problemi (come si fa nella chiesa papista)?

Io la vedo così: la convivenza può essere lecita temporaneamente quando ci siano ostacoli al matrimonio, ma non deve essere uno stato permanente. Il matrimonio nel Signore e davanti alla comunità dovrebbe comunque essere l'obiettivo da raggiungere il più rapidamente possibile, perché il matrimonio rispecchia l'alleanza fra Dio e l'uomo ed è il nucleo fondamentale del popolo definito da tale alleanza.

Il concetto di 'matrimonio riparatore', non essendo il matrimonio un sacramento come nella Chiesa di Roma o nelle chiese orientali, mi pare che abbia poco spessore da un punto di vista riformato. Una delle linee guida fondamentali è che Dio ha impresso un ordine al creato e ribellarsi volontariamente a quell'ordine è un peccato.

2- Ha senso parlare di fornicazione se il rapporto fisico tra due credenti, che hanno cmq deciso di sposarsi a breve o a lungo termine, avviene prima del matrimonio oppure basta l'amore e le promesse che li uniscono ad autorizzarli a consumare prima???

Penso che costituisca comunque fornicazione.

Ovviamente prendo in considerazione solo i credenti, perché quelli del mondo penso debbano gestire la loro vita cme meglio credono non esserendo affatto soggetti alla morale cristiana. Capitemi, io non sono affatto una che predica che il cristianesimo su alcune cose (convivenza, matrimoni gay etc) debba 'modernizzarsi' e credo che la legge morale presente nella Scrittura sia x sempre e non sia legata ad un particolare periodo storico.

Sono totalmente d'accordo con te. La legge morale di Dio è assoluta e immutabile, e penso anche che molti dei principi di fondo - non certo gli aspetti pratici - che stanno dietro alla legge cerimoniale siano validi tuttora.


Gli altri non hanno nulla da dire?? Forza e coraggio! :D

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MOD: ho eliminato tre messaggi di questo topic perché generati da un equivoco.
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Messaggiodi Amedeo il Sab Gen 05, 2008 12:44 pm

A mio parere l'argomento è interessante ma avete posto dei limiti troppo forti alla discussione. Voi avete, evidentemente, la "grazia" di vivere già in una famiglia credente e interamente appartenente alla confessione riformata, ma per tante persone non è così!

Da quando mi sono iscritto a questo forum, in verità, ho tratto dal vostro sito alcuni spunti di riflessione sulla fede veramente interessanti, ma contemporaneamente ho trovato diversi argomenti delimitati proprio dalla stessa presunzione e questo non credo giovi al dialogo.
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Messaggiodi MariaLaura79 il Sab Gen 05, 2008 3:40 pm

rondine ha scritto:A mio parere l'argomento è interessante ma avete posto dei limiti troppo forti alla discussione. Voi avete, evidentemente, la "grazia" di vivere già in una famiglia credente e interamente appartenente alla confessione riformata, ma per tante persone non è così!

Da quando mi sono iscritto a questo forum, in verità, ho tratto dal vostro sito alcuni spunti di riflessione sulla fede veramente interessanti, ma contemporaneamente ho trovato diversi argomenti delimitati proprio dalla stessa presunzione e questo non credo giovi al dialogo.

Purtroppo io non ho la grazi di vivere né in una famiglia cristiana né tantomeno riformata. I miei sono pseudo-cattolici solo della domenica (non sempre) e delle festività comandate. Molti di noi attivi nel forum viviamo in questa situazione di "solitudine", proprio xché quelli vicino a noi non condividono la ns fede e il forum, xlo- x me, è una valvola di sfogo e conoscenza incredibile.
Mi piacerebbe cmq sapere la tua opinione sul'argomento e quindi intavolare una discussione basata biblicamente.
Dal libro del profeta Isaia ,cap. 43 versi 6a8 (Diodati 1894):

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Messaggiodi Marco il Sab Gen 05, 2008 3:54 pm

Marialaura ha scritto:Purtroppo io non ho la grazi di vivere né in una famiglia cristiana né tantomeno riformata. I miei sono pseudo-cattolici solo della domenica (non sempre) e delle festività comandate. Molti di noi attivi nel forum viviamo in questa situazione di "solitudine", proprio xché quelli vicino a noi non condividono la ns fede e il forum, xlo- x me, è una valvola di sfogo e conoscenza incredibile.


Anche io condivido l'equilibrato, breve ma esplicativo intervento di Marialaura essendo in una situazione molto simile alla sua.
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Messaggiodi Amedeo il Sab Gen 05, 2008 5:51 pm

Quello che volevo dire è che su questi argomenti porre dei limiti come: ... non parlo dei non praticanti, ... la moglie cristiana etc ..., fa sì che il dialogo si chiuda presto senza aver toccato, peraltro, le questioni che maggiormente interessano a chi, come me, è alla ricerca di un confronto più diretto sulla vita reale piuttosto che di una disquisizione puramente dottrinale.

Innanzitutto prima di parlare di matrimonio o di convivenza partirei dall'inizio: chi ha unito in matrimonio Adamo ed Eva?

...

L'aver trovato “ ... diversi argomenti delimitati dalla stessa presunzione” ..., significa che a mio parere alcuni argomenti vengono iniziati e condotti presumendo (da presumere, termine ampiamente utilizzato tra l'altro in giurisprudenza: ritenere, considerare, supporre, credere ... ) che le altre persone vivano in una famiglia credente e interamente appartenente alla confessione riformata ....

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MOD: Ho cancellato una parte dell'intervento perché faceva riferimento ad un equivoco che è stato poi risolto.
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Messaggiodi Amedeo il Sab Gen 05, 2008 6:28 pm

Bando ora alle ciance, ritorno al'argomento proposto da Marialaura79 con una domanda: chi è secondo voi legittimato a celebrarlo?
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Messaggiodi MariaLaura79 il Sab Gen 05, 2008 11:26 pm

rondine: Quello che volevo dire è che su questi argomenti porre dei limiti come: ... non parlo dei non praticanti, ... la moglie cristiana etc ..., fa sì che il dialogo si chiuda presto senza aver toccato, peraltro, le questioni che maggiormente interessano a chi, come me, è alla ricerca di un confronto più diretto sulla vita reale piuttosto che di una disquisizione puramente dottrinale.

Mi dispiace che hai visto nel mio messaggio dei limiti. Tutto il messaggio è stato innazitutto inserito in questo forum proprio xché ho la presunzione di credere che il forum è frequentato da cristiani (anche non riformati) che come me condividono l'amore x la Parola e x Cristo. Come tu sai il protestantesimo, da quello storico al "nuovo" ha opinioni divergenti su tante cose tra cui anche la fornicazione l'adulterio divorzio, quindi sarebbe cmq bello conoscere il pensiero di un fratello/sorella anche se non condivide la dottrina riformata.
I paletti che ci sono nel mio messaggio inziale, esistono x una valida ragione: non ritengo che un non credente debba condividere (se condivide di certo non mi dispiace) la dottrina morale cristiana, non riformata ma CRISTIANA. Il non credente è tale proprio xché non crede in Dio e nei principi che la Bibbia ci mette davanti, quindi trovo normale che la pensi diversamente da me su argomenti anche delicati.
Avrai notato che ho postato il messaggio nella sezione VITA CRISTIANA, e non in quella di Teologia proprio x affronatare la questione sia dal punto di vista biblico che del "mondo".
Ok, ora analizziamo l'istituzione matrimoniale dal primo libro della Bibbia.
Iddio creò la donna da Adamo affinché fosse x lui un aiuto conveniente e x non farlo stare in solitudine. Iddio stessò unì i ns progenitori in matrimonio x far diventare due xsone un unico essere, non sappiamo con quali parole con quali gesti.Nel proseguo della Bibbia (vt) ci troviamo davanti ad altri matrimoni che avvenivano all'incirca così: la famiglia dell'uomo chiede alla famiglia della donna il xmesso di unire i due inividui, viene corrisposta la dote, non si vedevano prima della notte di nozze, avviene la cerimonia (non ci vengono dette le parole e i gesti dell'officiante, qualche spunto lo si potrebbe trarre dal modo di celebrare i matrimoni ebrei al giorno d'oggi ma sappiamo che l'ebraismo ha modificato diverse regole ed diviso e ultiforme), mangiano bevono, i due vanno nella tenda o stanza e consumano. Poi si arriva ai tempi neotestamentari e alla chiesa primitiva e qui, a parte le nozze di Cana non c'è altro tranne qualche verso qua e là. Il matrimonio sia religioso che civile che conosciamo oggi prende direttamente spunto dal sistema matrimoniale romano (con annesse superstizioni) con l'aggiunta di lettura di passi biblici, gesti particolari, etc.
A rondine posso rispondere che il matrimonio che sia celebrato da un pastore o da un funzionario pubblico, con i relativi testimoni è pur sempre un matrimonio valido agli occhi di Dio. Il protestantesimo non riconosce all'istituzione matrimoniale la funzione di sacramento come è vista nel cattolicesimo, quindi uno strumento di salvezza se celebrato dal prelato cattolico. E' sacro e santo proprio xché fu Dio stesso, alla presenza di tutta la corte celeste, a 'celebrare' il primo matrimonio della storia dell'umanità.
Il vangelo riporta il passo veterotestamentario (Gen 2:24) che cita: Perciò l'uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà alla sua moglie, e saranno una stessa carne; e Gesù aggiunge: Così non sono più due, ma una sola carne; quello dunque che Dio ha unito, l'uomo non lo separi (Matt.19:6-7).
Quindi da ciò deduco che il funzionario pubblico o il pastore nel momento in cui uniscono in matrimonio due xsone (uomo e donna ovviamente) svolgono le "veci" di Dio.
Qui ripropongo la domanda inziale: è lecito x un cristiano convivere ed avere rapporti prima che sia vvenuta la celebrazione del matrimonio? Basta la volontà dei due di sposarsi x non rendere l'eventuale rapporto fisico fornicazione?

ps: mi scuso x la lunghezza e spero di non essere stata confusionaria
Dal libro del profeta Isaia ,cap. 43 versi 6a8 (Diodati 1894):

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Messaggiodi Amedeo il Dom Gen 06, 2008 11:02 am

Desidero precisare che io non ho un pensiero diverso dal tuo in quanto anch'io sono spinto dall'amore per il Signore. Non sono assolutamente cattolico e né pentecostale ma, contemporaneamente, non mi ritengo un riformato nel senso letterale del termine perchè ancora non conosco appieno il vostro modo di vivere la fede. Mi sono iscritto a questo forum perché i vostri dialoghi sono per me una inesauribile fonte di riflessione.
Vedi la mia vita è sempre stata caratterizzata - certo con alti e bassi - dalla presenza di un filo conduttore: cercare di conoscere Dio. Questo desiderio mi ha sempre spinto ad esaminare, nella vita delle persone che hanno avuto fede e dedicato la loro vita a Dio ed al Signore Gesù Cristo, cosa ha determinato in essi la forza e la costanza di vivere una "fede" spesso diversa (ed avversata) da quella dei propri contemporanei.

Ma ora veniamo all'oggetto di questo forum ed alle tue domande: a mio parere è l'unione con la persona di sesso opposto che crea il matrimonio in quanto solo in quel momento i due diventano una sola carne. Non ci sono celebrazioni che possano, per così dire, santificare quell'unione. Certo in quanto membri e di uno Stato e di una comunità della quale si condividono le idee, si ricorre alla celebrazione. Ma in sè è proprio l'unione il fondamento da cui partire per affrontare questo argomento.

Quì mi fermo perchè desidero conoscere il vostro parere prima di continuare ad esporre il mio pensiero.
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Messaggiodi Amedeo il Dom Gen 06, 2008 3:47 pm

Preciso che il termine "unione" lo intendo in senso lato e non riferito alla relazione sessuale. Io credo, così come indicato nella Sacra Scrittura riguardo alla coppia Giuseppe e Maria, laddove le parole rivolte dall'angelo a Giuseppe furono: “non temere di accogliere Maria tua sposa” che il matrimonio non si sostanzi nella relazione sessuale.

Maria, così come spiegato da s. Agostino, ( ... ) è chiamata sposa per il primo impegno di fidanzamento, senza che Giuseppe l'avesse conosciuta o stesse per conoscerla nell'unione carnale ( ... )

Altri passi confermano quanto detto: Suo padre e sua madre erano stupiti di quanto si diceva di lui ( ... ) Tutti gli anni i suoi genitori si recavano a Gerusalemme ( ... ) Sua madre gli disse: Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco tuo padre ed io addolorati ti cercavamo ( ... )

Ometto il resto di quanto spiegato da s. Agostino in quanto non condivido il ... nonostante che non ci fosse stata né ci sarebbe mai stata un'unione carnale.

Comunque, ciò premesso, appare che alla luce della Sacra Parola l'unione è qualcosa di veramente diverso da tutto quello che intendiamo come relazione anche sessuale e anche se, e in qualche modo, celebrata da chicchessia. Come disse a suo tempo s. Agostino ( ... ) Fianco a fianco infatti si uniscono coloro che camminano insieme e che insieme guardano alla stessa meta. ( ... ) la società si continua nei figli che sono l'unico frutto onesto non del legame tra l'uomo e la donna, ma della relazione sessuale. Infatti anche senza un simile rapporto vi sarebbe potuta essere nei due sessi una forma di amichevole e fraterna congiunzione, fungendo l'uomo da guida e la donna da compagna.( ... )

E' soprattutto in quell'unione che a mio parere la coppia è unita e benedetta da Dio. Voi che ne pensate?
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Messaggiodi MariaLaura79 il Lun Gen 07, 2008 4:14 pm

rondine ha scritto:Preciso che il termine "unione" lo intendo in senso lato e non riferito alla relazione sessuale. Io credo, così come indicato nella Sacra Scrittura riguardo alla coppia Giuseppe e Maria, laddove le parole rivolte dall'angelo a Giuseppe furono: “non temere di accogliere Maria tua sposa” che il matrimonio non si sostanzi nella relazione sessuale.

Maria, così come spiegato da s. Agostino, ( ... ) è chiamata sposa per il primo impegno di fidanzamento, senza che Giuseppe l'avesse conosciuta o stesse per conoscerla nell'unione carnale ( ... )

Altri passi confermano quanto detto: Suo padre e sua madre erano stupiti di quanto si diceva di lui ( ... ) Tutti gli anni i suoi genitori si recavano a Gerusalemme ( ... ) Sua madre gli disse: Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco tuo padre ed io addolorati ti cercavamo ( ... )

Ometto il resto di quanto spiegato da s. Agostino in quanto non condivido il ... nonostante che non ci fosse stata né ci sarebbe mai stata un'unione carnale.

Comunque, ciò premesso, appare che alla luce della Sacra Parola l'unione è qualcosa di veramente diverso da tutto quello che intendiamo come relazione anche sessuale e anche se, e in qualche modo, celebrata da chicchessia. Come disse a suo tempo s. Agostino ( ... ) Fianco a fianco infatti si uniscono coloro che camminano insieme e che insieme guardano alla stessa meta. ( ... ) la società si continua nei figli che sono l'unico frutto onesto non del legame tra l'uomo e la donna, ma della relazione sessuale. Infatti anche senza un simile rapporto vi sarebbe potuta essere nei due sessi una forma di amichevole e fraterna congiunzione, fungendo l'uomo da guida e la donna da compagna.( ... )

E' soprattutto in quell'unione che a mio parere la coppia è unita e benedetta da Dio. Voi che ne pensate?

Interessantissima queste posizione di Agostino. In realtà conoscevo solo la sua opinione su Maria, che poi è la stessa di Luther.
Condivido quando affermi che il matrimonio non si sostanza nella relazione sessuale, ci sono tante altre cose che tengono legate due xsone ed il rapporto sessuale rientra tra queste cose.

la società si continua nei figli che sono l'unico frutto onesto non del legame tra l'uomo e la donna, ma della relazione sessuale

Capisco ora la chiesa cattolica dove ha preso la sua convinzione
Dal libro del profeta Isaia ,cap. 43 versi 6a8 (Diodati 1894):

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Messaggiodi AnnaC il Mar Gen 08, 2008 2:06 pm

Visto che è stato citato il matrimonio tra Giuseppe e Maria con il commento di S. Agostino, trovo interessante integrare quanto detto a tal proposito con quanto previsto dal matrimonio ebraico, visto che Maria e Giuseppe erano sposi secondo il rito ebraico.
http://www.corsodireligione.it/religion ... br_120.htm

Non bisogna dimenticare poi che il matrimonio è considerato sacro da Dio, ciò è dimostrato da tutti i riferimenti allo sposo, alla sposa, ecc. presenti sia nel vecchio che nel nuovo patto.
E' interessante anche la lettura di questo brano in cui viene paragonato il matrimonio del messia con le diverse tappe del matrimonio ebraico.
http://www.apocalypsesoon.org/I/i-xfile-20.html
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Messaggiodi MariaLaura79 il Mar Gen 08, 2008 3:20 pm

AnnaC ha scritto:Visto che è stato citato il matrimonio tra Giuseppe e Maria con il commento di S. Agostino, trovo interessante integrare quanto detto a tal proposito con quanto previsto dal matrimonio ebraico, visto che Maria e Giuseppe erano sposi secondo il rito ebraico.
http://www.corsodireligione.it/religion ... br_120.htm

Non bisogna dimenticare poi che il matrimonio è considerato sacro da Dio, ciò è dimostrato da tutti i riferimenti allo sposo, alla sposa, ecc. presenti sia nel vecchio che nel nuovo patto.
E' interessante anche la lettura di questo brano in cui viene paragonato il matrimonio del messia con le diverse tappe del matrimonio ebraico.
http://www.apocalypsesoon.org/I/i-xfile-20.html

Grazie mille x questo tuo apporto. Ho una forte attrazione x tutto ciò che è ebraico soprattutto da quando so' di avere degli avi (da parte materna) ebrei. Leggerò x bene entrambe gli articoli.
Ancora mille grazie.
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Messaggiodi Amedeo il Mer Gen 09, 2008 3:15 pm

Apprezzo molto quanto scritto da AnnaC e sicuramente andrò a leggere gli articoli evidenziati. Se è gradito, vorrei continuare ad esporre il mio pensiero sull'oggetto di questo dialogo e cioè matrimonio, convivenza e fornicazione.

Come già detto, per me l'unione tra due persone di sesso opposto è qualcosa di veramente diverso da tutto quello che intendiamo come relazione anche sessuale e anche se, e in qualche modo, celebrata da chicchessia. Ma per esporre completamente il mio pensiero è necessario riflettere sulla prima unione, quella tra Adamo ed Eva.

Entrambi si trovavano nell'Eden completamente nudi e non ne avevano vergogna. Dio, tre volte Santo, li benedisse e disse: “Perciò l'uomo lascerà il padre e la madre, e si unirà a sua moglie, e i due saranno una sola carne”.

Siamo in presenza di un matrimonio tra due persone che non avvertivano alcun motivo di vergogna nelle membra che vedevano. Non c'era stato niente che non fosse lecito e niente ne era seguito di cui si dovessero vergognare.

Solo quando venne trasgredita la legge di Dio ( “ ... ma dell'albero della conoscenza del bene e del male non ne mangiare ... ” ), Adamo iniziò ad avere per la prima volta nelle sue membra un'altra legge che era contraria a quella del suo spirito, solo in quel momento sentì in se stesso quello che aveva fatto e distinse il male dal bene, non già perché ne fosse esente, ma perché ne soffriva.

E come dice s. Agostino ( ... ) Non sarebbe stato giusto che colui che aveva disubbidito al proprio Signore fosse ubbidito dal proprio servo, cioè dal corpo. Come spiegare, infatti, che allorquando abbiamo un corpo libero da impedimenti e in salute, è in nostro potere muovere gli occhi, le labbra, la lingua, le mani, i piedi, piegare il dorso, il corpo e i fianchi secondo le funzioni di ciascun membro, mentre quando si tratta della procreazione dei figli, le membra create a questo scopo non ubbidiscono al comando della volontà? Si deve invece attendere che la libidine, come se fosse indipendente, le ecciti: cosa che talvolta non fa, benché l'animo lo desideri, mentre tal'altra fa nonostante l'opposizione dell'animo. Non dovrebbe di questo arrossire la libertà dell'arbitrio umano, per aver perduto il dominio anche sulle proprie membra a causa del disprezzo del comando di Dio? E dove si potrebbe manifestare con maggior convenienza che la natura umana è degenerata a motivo della disubbidienza, se non nella disubbidienza di quegli organi per mezzo dei quali la natura sussiste perpetuandosi? È questo il motivo per cui queste parti del corpo vengono chiamate con proprietà natura. Quando, dunque, quei primi uomini avvertirono nella propria carne questo movimento sconveniente, proprio perché ribelle, e si vergognarono della propria nudità, essi coprirono quei medesimi organi con foglie di fico, affinché ciò che si muoveva senza l'arbitrio della loro volontà fosse almeno celato dall'arbitrio del loro pudore e, poiché si vergognavano di un piacere sconveniente, avvenisse nell'ombra ciò che era conveniente ( ... )

È questa, purtroppo, la condizione che le coppie successive hanno ereditato: da un lato vi è il bene rappresentato dall'unione tra l'uomo e la donna fatta anche per la procreazione, dall'altro vi è il male rappresentato a chiare lettere in ciò che Adamo ed Eva tentarono di coprire: la concupiscenza, che evita dappertutto gli sguardi e cerca per pudore un luogo appartato.

Abbiamo visto, pertanto, che al bene si è aggiunto il male, ma questa aggiunta, seppure non sia riuscita a far sì che venisse meno la bontà dell'unione tra le due persone, ha consentito che le persone potessero falsamente ritenere che la concupiscenza fosse parte essenziale del bene. Ma non è così: una cosa è l'unione, altra la concupiscenza.

Il peccato di Adamo, a mio parere fu estremamente peccante in quanto disubbidì a Dio, non perché sopraffatto dalla concupiscenza carnale – che non aveva ancora conosciuto -, ma perché vittima di quella benevolenza per la quale spesso accade di offendere Dio per evitare mali minori quali ad esempio di rendersi nemico o di contristare un amico. Aveva rinnegato il suo creatore per adorare la creatura ancor prima di essere schiavo del peccato.

Da quel momento, dalla raccolta di un frutto proibito, nasce la conoscenza del bene e del male, nasce la concupiscenza: una ferita che sottomette a schiavitù del peccato chiunque nasce per suo tramite. Tant'è che credo che nemmeno il peccato di Salomone fu grave come quello commesso da Adamo. È' vero che Salomone era un personaggio di così straordinaria sapienza da sapere di peccare, ma è anche vero che lui era schiavo del peccato e in quanto tale, non ebbe la forza di resistere all'amore delle donne che lo trascinavano ad adorare gli idoli.

È insomma, per parafrasare s. Agostino, questa concupiscenza, è questa legge del peccato, che abita nelle membra e alla quale vieta di ubbidire la legge della giustizia, secondo le parole dell'Apostolo: Non regni dunque il peccato nel vostro corpo mortale, per farvi ubbidire ai suoi desideri e non prestate le vostre membra al peccato come strumenti di iniquità.

Qui mi fermo, sia perché un'esposizione troppo lunga non aiuta la concentrazione, sia perché mi piacerebbe conoscere le vostre opinioni al riguardo.

Voglio precisare un'ultima cosa: spesso faccio riferimento a s. Agostino perché ritengo doveroso studiare gli scritti di tale autore, così come quelli di tanti altri. E dico, come disse Arthur W. Pink nel libro “La Sovranità di Dio”: ... è triste pensare come questi nomi eminenti ed onorati siano quasi interamente sconosciuti all'attuale generazione. Io non condivido necessariamente tutte le conclusioni alle quali essi giungono, ma riconosco volentieri il profondo debito che ho verso le loro opere.
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Messaggiodi MariaLaura79 il Mer Gen 09, 2008 4:20 pm

rondine ha scritto:Apprezzo molto quanto scritto da AnnaC e sicuramente andrò a leggere gli articoli evidenziati. Se è gradito, vorrei continuare ad esporre il mio pensiero sull'oggetto di questo dialogo e cioè matrimonio, convivenza e fornicazione.

Come già detto, per me l'unione tra due persone di sesso opposto è qualcosa di veramente diverso da tutto quello che intendiamo come relazione anche sessuale e anche se, e in qualche modo, celebrata da chicchessia. Ma per esporre completamente il mio pensiero è necessario riflettere sulla prima unione, quella tra Adamo ed Eva.

Entrambi si trovavano nell'Eden completamente nudi e non ne avevano vergogna. Dio, tre volte Santo, li benedisse e disse: “Perciò l'uomo lascerà il padre e la madre, e si unirà a sua moglie, e i due saranno una sola carne”.

Siamo in presenza di un matrimonio tra due persone che non avvertivano alcun motivo di vergogna nelle membra che vedevano. Non c'era stato niente che non fosse lecito e niente ne era seguito di cui si dovessero vergognare.

Solo quando venne trasgredita la legge di Dio ( “ ... ma dell'albero della conoscenza del bene e del male non ne mangiare ... ” ), Adamo iniziò ad avere per la prima volta nelle sue membra un'altra legge che era contraria a quella del suo spirito, solo in quel momento sentì in se stesso quello che aveva fatto e distinse il male dal bene, non già perché ne fosse esente, ma perché ne soffriva.

E come dice s. Agostino ( ... ) Non sarebbe stato giusto che colui che aveva disubbidito al proprio Signore fosse ubbidito dal proprio servo, cioè dal corpo. Come spiegare, infatti, che allorquando abbiamo un corpo libero da impedimenti e in salute, è in nostro potere muovere gli occhi, le labbra, la lingua, le mani, i piedi, piegare il dorso, il corpo e i fianchi secondo le funzioni di ciascun membro, mentre quando si tratta della procreazione dei figli, le membra create a questo scopo non ubbidiscono al comando della volontà? Si deve invece attendere che la libidine, come se fosse indipendente, le ecciti: cosa che talvolta non fa, benché l'animo lo desideri, mentre tal'altra fa nonostante l'opposizione dell'animo. Non dovrebbe di questo arrossire la libertà dell'arbitrio umano, per aver perduto il dominio anche sulle proprie membra a causa del disprezzo del comando di Dio? E dove si potrebbe manifestare con maggior convenienza che la natura umana è degenerata a motivo della disubbidienza, se non nella disubbidienza di quegli organi per mezzo dei quali la natura sussiste perpetuandosi? È questo il motivo per cui queste parti del corpo vengono chiamate con proprietà natura. Quando, dunque, quei primi uomini avvertirono nella propria carne questo movimento sconveniente, proprio perché ribelle, e si vergognarono della propria nudità, essi coprirono quei medesimi organi con foglie di fico, affinché ciò che si muoveva senza l'arbitrio della loro volontà fosse almeno celato dall'arbitrio del loro pudore e, poiché si vergognavano di un piacere sconveniente, avvenisse nell'ombra ciò che era conveniente ( ... )

È questa, purtroppo, la condizione che le coppie successive hanno ereditato: da un lato vi è il bene rappresentato dall'unione tra l'uomo e la donna fatta anche per la procreazione, dall'altro vi è il male rappresentato a chiare lettere in ciò che Adamo ed Eva tentarono di coprire: la concupiscenza, che evita dappertutto gli sguardi e cerca per pudore un luogo appartato.

Abbiamo visto, pertanto, che al bene si è aggiunto il male, ma questa aggiunta, seppure non sia riuscita a far sì che venisse meno la bontà dell'unione tra le due persone, ha consentito che le persone potessero falsamente ritenere che la concupiscenza fosse parte essenziale del bene. Ma non è così: una cosa è l'unione, altra la concupiscenza.

Il peccato di Adamo, a mio parere fu estremamente peccante in quanto disubbidì a Dio, non perché sopraffatto dalla concupiscenza carnale – che non aveva ancora conosciuto -, ma perché vittima di quella benevolenza per la quale spesso accade di offendere Dio per evitare mali minori quali ad esempio di rendersi nemico o di contristare un amico. Aveva rinnegato il suo creatore per adorare la creatura ancor prima di essere schiavo del peccato.

Da quel momento, dalla raccolta di un frutto proibito, nasce la conoscenza del bene e del male, nasce la concupiscenza: una ferita che sottomette a schiavitù del peccato chiunque nasce per suo tramite. Tant'è che credo che nemmeno il peccato di Salomone fu grave come quello commesso da Adamo. È' vero che Salomone era un personaggio di così straordinaria sapienza da sapere di peccare, ma è anche vero che lui era schiavo del peccato e in quanto tale, non ebbe la forza di resistere all'amore delle donne che lo trascinavano ad adorare gli idoli.

È insomma, per parafrasare s. Agostino, questa concupiscenza, è questa legge del peccato, che abita nelle membra e alla quale vieta di ubbidire la legge della giustizia, secondo le parole dell'Apostolo: Non regni dunque il peccato nel vostro corpo mortale, per farvi ubbidire ai suoi desideri e non prestate le vostre membra al peccato come strumenti di iniquità.

Qui mi fermo, sia perché un'esposizione troppo lunga non aiuta la concentrazione, sia perché mi piacerebbe conoscere le vostre opinioni al riguardo.

Voglio precisare un'ultima cosa: spesso faccio riferimento a s. Agostino perché ritengo doveroso studiare gli scritti di tale autore, così come quelli di tanti altri. E dico, come disse Arthur W. Pink nel libro “La Sovranità di Dio”: ... è triste pensare come questi nomi eminenti ed onorati siano quasi interamente sconosciuti all'attuale generazione. Io non condivido necessariamente tutte le conclusioni alle quali essi giungono, ma riconosco volentieri il profondo debito che ho verso le loro opere.


Gran bella riflessione, l'ho copiata e incollata sul mio pc la rileggerò per bene e spero di poter dare un'adeguata risposta. Nel frattempo concordo con la citazione che hai tratto dal libro di Pink, difatti ho provveduto a comprare alcuni testi patristici ed avrei voluto prenderne molti ma molti di +.
Dal libro del profeta Isaia ,cap. 43 versi 6a8 (Diodati 1894):

Io dirò al Settentrione: Da'; ed al Mezzodì: Non divietare; adduci i miei figliuoli di lontano, e le mie figliuole dalle estremità della terra; tutti quelli che si chiamano del mio Nome, e i quali io ho creati alla mia gloria, ho formati, anzi fatti; traendo fuori il popolo ch'è cieco, benchè abbia degli occhi; e quelli che sono sordi, benchè abbiano degli orecchi.
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