Equilibrio tra dottrina ed esperienza

Discussioni generali di teologia.
"Crescete invece nella grazia e nella conoscenza del Signore e Salvatore nostro Gesù Cristo." (2Pi. 3:18)

Equilibrio tra dottrina ed esperienza

Messaggiodi Presbyterian il Sab Set 29, 2007 2:46 pm

In questi ultimi gg sto meditando sul fatto che spesso nelle chiese esistono degli estremi: da un lato chiese riformate, dove molto spesso (e qui dobbiamo fare autocritica) le emozioni vengono represse.
Ho assistito a dei culti meccanici, noiosi e barbosi, dove non c'era vita nella predicazione.
Dall'altro abbiamo chiese pentecostali e/o carismatiche dove spesso (non sempre ci tengo a precisarlo) si da troppa enfasi alle emozioni, alle esperienze e questo a scapito della sana dottrina.

Ora mi chiedo: c'é la possibilitá di vivere un cristianesimo fedele alla Parola di Dio (espresso nelle confessioni di fede riformate) dove c'é spazio per manifestare (nel giusto contesto e nel giusto modo) i nostri sentimenti e le nostre esperienze con il Signore.

é possibile esprimere la propria gioia in un culto, magari durante la predicazione, piangendo di gioia o magari battendo le mani con un inno un pó piú gioioso e meno tetro di certi inni di qualche secolo fa?

Che ci piaccia o meno, abbiamo alcune cose da imparare dai nostri fratelli pentecostali/carismatici.

Che ne pensate?
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Messaggiodi MariaLaura79 il Sab Set 29, 2007 4:05 pm

In questi ultimi gg sto meditando sul fatto che spesso nelle chiese esistono degli estremi: da un lato chiese riformate, dove molto spesso (e qui dobbiamo fare autocritica) le emozioni vengono represse.
Ho assistito a dei culti meccanici, noiosi e barbosi, dove non c'era vita nella predicazione.


Nella mia vita gli unici culti 'riformati' a cui ho assisito sono quelli trasmessi da rai 2 e col tempo ho capito che di riformato quei culti hanno poco. Diverse volte mi è capitato di pensare che erano uguali alla messa cattolica ma + tristi. Mi dicevo che quella tristezza era dovuta al fatto che non si credesse nello spirito santo, ora mi rendo conto che Iddio non può stare in un'assemblea in cui solo nominalmente si dona il culto a Lui.

Dall'altro abbiamo chiese pentecostali e/o carismatiche dove spesso (non sempre ci tengo a precisarlo) si da troppa enfasi alle emozioni, alle esperienze e questo a scapito della sana dottrina.


Quoto e straquoto. Avendo visitato diverse realtà penetcostali e devo dire che ho conosciuto entrambe le faccie: culti e lodi monotoni (tanto da mettersi a pensare ad altro) e vuoti con enfasi sulle lingue il battesimo dello spirito santo e bla bla bla ed anche culti e lodi in cui tutto il tuo essere arde x Dio.

Ora mi chiedo: c'é la possibilitá di vivere un cristianesimo fedele alla Parola di Dio (espresso nelle confessioni di fede riformate) dove c'é spazio per manifestare (nel giusto contesto e nel giusto modo) i nostri sentimenti e le nostre esperienze con il Signore.


Mi auguro che sia possibile. Il Signore è anche gioia.

é possibile esprimere la propria gioia in un culto, magari durante la predicazione, piangendo di gioia o magari battendo le mani con un inno un pó piú gioioso e meno tetro di certi inni di qualche secolo fa?


sai, io non ci vedo nulla di male, forse i tradizionalisti non saranno d'accordo

Che ci piaccia o meno, abbiamo alcune cose da imparare dai nostri fratelli pentecostali/carismatici.


Su alcune cose forse, ma su tante altre no.
Dal libro del profeta Isaia ,cap. 43 versi 6a8 (Diodati 1894):

Io dirò al Settentrione: Da'; ed al Mezzodì: Non divietare; adduci i miei figliuoli di lontano, e le mie figliuole dalle estremità della terra; tutti quelli che si chiamano del mio Nome, e i quali io ho creati alla mia gloria, ho formati, anzi fatti; traendo fuori il popolo ch'è cieco, benchè abbia degli occhi; e quelli che sono sordi, benchè abbiano degli orecchi.
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Re: Equilibrio tra dottrina ed esperienza

Messaggiodi AnnaC il Sab Set 29, 2007 4:47 pm

Presbyterian ha scritto:In questi ultimi gg sto meditando sul fatto che spesso nelle chiese esistono degli estremi: da un lato chiese riformate, dove molto spesso (e qui dobbiamo fare autocritica) le emozioni vengono represse.
Ho assistito a dei culti meccanici, noiosi e barbosi, dove non c'era vita nella predicazione.
Dall'altro abbiamo chiese pentecostali e/o carismatiche dove spesso (non sempre ci tengo a precisarlo) si da troppa enfasi alle emozioni, alle esperienze e questo a scapito della sana dottrina.

Ora mi chiedo: c'é la possibilitá di vivere un cristianesimo fedele alla Parola di Dio (espresso nelle confessioni di fede riformate) dove c'é spazio per manifestare (nel giusto contesto e nel giusto modo) i nostri sentimenti e le nostre esperienze con il Signore.

é possibile esprimere la propria gioia in un culto, magari durante la predicazione, piangendo di gioia o magari battendo le mani con un inno un pó piú gioioso e meno tetro di certi inni di qualche secolo fa?

Che ci piaccia o meno, abbiamo alcune cose da imparare dai nostri fratelli pentecostali/carismatici.

Che ne pensate?


Tu non sai quante volte mi sto chiedendo anch'io la stessa cosa in questi giorni :)

Come fare a mantenere il rigore dottrinale con il sentimento e le emozioni?
Purtroppo gli estremismi in tutti i campi fanno male.
Al momento siamo già in tre a pensarla più o meno nello stesso modo.

Stavo pensando di scrivere un breve post, in cui in maniera un po' ironica, partendo da un brano del vangelo volevo ipotizzare come calvinisti, cattolici e pentecostali si sarebbero comportati al posto di Gesù.
Non intendo mancare di rispetto a nessuno, se però lo ritieni opportuno te lo invio prima via email nei prossimi giorni.
Che Dtb
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Messaggiodi Presbyterian il Lun Ott 01, 2007 3:35 pm

Mi piacerebbe passare da un mondo di idee astratte, alla realtá di una concreta esperienza di fede!

Carlo
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Messaggiodi AnnaC il Lun Ott 01, 2007 4:16 pm

Presbyterian ha scritto:Mi piacerebbe passare da un mondo di idee astratte, alla realtá di una concreta esperienza di fede!

Carlo


Caro Carlo, trovo commovente quello che dici. Però voglio rassicurarti. Io non so come sia tu addivenuto alla tua conversione, se da una una religione precedente o da una situazione di freddezza spirituale o ateismo. Indipendentemente da come sia avvenuta quella per ognuno di noi è un'esperienza concreta di fede :) .


A prescindere dalle posizioni dottrinali, ognuno di noi, in certi momenti vorrebbe aggiungere il massimo della verità possibile, anche per poter operare. Ma se facessimo così non saremmo mai cristiani. Se per un attimo non consideriamo questa oq eulla dottrina, questa o quella posizione esegetica, e volgiamo lo sguardo verso Cristo, stai sicuro che le tue esperienze concrete dif ede ci saranno, senza che tu te ne renda conto e senza che tu debba parlare o fare discorsi, ecc. Per quel che riguarda le Chiese ufficiali, saranno sempre più o meno imperfette. il che non ci esime da una ricerca di una comunità con cui condividere la nostra fede.
Per quanto io riesca a "litigare", si fa per dire, con riformati, cattolici, pentecostali, se si parla di Gesù Cristo, nel modo corretto, cerco di andare oltre e di vivere il momento.
Il culto comunitario è importante, certamente, ma molti oggi si trovano a disagio nelle diverse chiese, allora mentre siamo alla ricerca facciamo quello che possiamo, anche singolarmente. Se tu sapessi la gioia che provo in certi momenti quando entro nella mia "cameretta" ed in ginocchio con gli occhi chiusi, prego come il cuore mi detta. O sarà lo Spirito Santo? A volte non riesco a sentire nient'altro che il dolore profondo per i miei peccati e l'indegnità di essere stata riscattata con il sangue di Cristo, di essere riuscita ad accettare una realtà che nessuno di noi potrà mai comprendere. Allora, tra le lacrime, a volte anche i singhiozzi, la lode a Dio sale senza nemmeno parlare. In quei casi, io sento veramente un'esperienza concreta di fede e di preghiera, senza neppure muovermi dalla mia stanza. Sono sicura che prima o poi il Signore ci darà modo di esprimere anche comunitariamente quello che sentiamo e desideriamo nel nostro cuore.
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Messaggiodi Francesco_De_Lucia il Lun Ott 01, 2007 5:08 pm

Se per un attimo non consideriamo questa quella dottrina, questa o quella posizione esegetica, e volgiamo lo sguardo verso Cristo


Come si fa a "volgere lo sguardo verso Cristo," se non conosci chi è Cristo? E come fai a conoscere chi è Cristo senza comprendere correttamente la Scrittura, dove Cristo è rivelato?

Per quanto io riesca a "litigare", si fa per dire, con riformati, cattolici, pentecostali, se si parla di Gesù Cristo, nel modo corretto, cerco di andare oltre e di vivere il momento.


Ecco, appunto, se si parla di Gesù Cristo, nel modo corretto. Ora, dipende cosa intendi per "nel modo corretto". Se intendi con calma, con mansuetudine, ciò comunque non significa che possiamo andare "oltre" le differenze dottrinali su di Lui e rimanere d'accordo o sentirci uniti in Lui.

Se intendi "per come Lui è presentato nella Scrittura", allora ecco che tra me riformato e un cattolico romano, ad esempio, comincia una differenza profonda miglia e miglia.

Cristo non è e non può essere il prodotto della nostra immaginazione, di qualche esperienza mistica, o della nostra mente indipendente dalla Scrittura, o della Scrittura più le nostre vane immaginazioni su di Lui o i nostri sentimenti umani corrotti dal peccato.

Cristo Lo Si conosce attraverso quanto Dio ci ha rivelato di Lui nella Scrittura. Se io conosco il Cristo della Scrittura non ho comunione con chi conosce il Cristo della new age, o quello del Cattolicesimo Romano o quello dell'Arminianesimo. Vi sono vari falsi cristi in giro nel mondo oggi, e con essi i veri credenti farebbero bene a non averci niente a che fare.

Il nostro compito, quando e se abbiamo imparato a conoscere chi è il Cristo della Scrittura, è quello di testimoniare agli altri che professano un altro cristo di ravvedersi e di imparare dalla Scrittura chi è il vero Cristo.

Con questo non dico che tutti conoscono il Signore allo stesso grado, ma che chi Lo conosce meglio, perchè Lo conosce meglio attraverso le Scritture, ha il dovere non di "andare oltre" le differenze dottrinali profonde che vi sono tra riformati ed arminiani o cattolici romani, ma di far conoscere loro meglio chi è Colui che loro professano di credere ed amare, per mezzo delle Scritture. In caso loro rifiutino di sottomettersi e di amare e servire QUEL Cristo lì, che è l'unico vero, essi non sono soggetti degni dell'unità, ma sono falsi credenti che non vogliono amare e servire il vero Cristo, quello delle Scritture, ma il loro idolo formato dalle vane immaginazioni peccaminose della loro mente.

Consiglio di leggere questo articolo attentamente: http://www.cprf.co.uk/languages/italian ... ianism.htm

Anche questo, dove credo sia stabilito chiaramente dalle Scritture che Cristo, essendo la verità, non si può servire ed amare mentre si dice che "la dottrina divide", e che per essere uniti in Cristo si deve "andare oltre" le differenze dottrinali: http://pattodigrazia.informe.com/viewto ... highlight=
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Re: ...

Messaggiodi AnnaC il Lun Ott 01, 2007 10:21 pm

Francesco De Lucia ha scritto:
Se per un attimo non consideriamo questa quella dottrina, questa o quella posizione esegetica, e volgiamo lo sguardo verso Cristo


Come si fa a "volgere lo sguardo verso Cristo," se non conosci chi è Cristo? E come fai a conoscere chi è Cristo senza comprendere correttamente la Scrittura, dove Cristo è rivelato?

quote]

L'unica cosa necessaria è che Cristo conosca me.

Caro Francesco, hai detto proprio bene che non so, non conosco, sono saputella e tutto quanto. Mi sta bene ok.
So solo di essere una Sua pecora, al resto ci penserà LUI.

10 1 «In verità, in verità io vi dico: Chi non entra per la porta nell'ovile delle pecore, ma vi sale da un'altra parte, quello è un ladro e un brigante;
10 2 ma chi entra per la porta è il pastore delle pecore.
10 3 A lui apre il portinaio; le pecore ascoltano la sua voce, ed egli chiama le sue pecore per nome e le conduce fuori.
10 4 E, quando ha fatto uscire le sue pecore, va davanti a loro; e le pecore lo seguono, perché conoscono la sua voce.
10 5 Non seguiranno però alcun estraneo ma fuggiranno lontano da lui, perché non conoscono la voce degli estranei».


Ma ovviamente secondo te nemmeno questo brano può essere una risposta, giusto? E' superficiale o che stavolta?
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Messaggiodi Presbyterian il Lun Ott 01, 2007 10:22 pm

Ieri sera parlavo con un pastore riguardo a questo mio desiderio e mi ha detto una cosa che mi ha toccato molto:

"Dobbiamo fare le opere di bene come i liberali, avere la teologia dei riformati e il cuore dei pentecostali".

:D
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Messaggiodi Marco il Lun Ott 01, 2007 10:26 pm

Esatto, caro Carlo.
Del pentecostalismo è utile il cuore. Niente di più. Bella frase. :)
con affetto.
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Messaggiodi Francesco_De_Lucia il Lun Ott 01, 2007 10:39 pm

L'unica cosa necessaria è che Cristo conosca me.


Cara Anna, come sempre :o non interagisci con quello che dico. Poi te ne esci con queste cose. Boh ... francamente non so che dirti più ... che fai scrivi le frasi ad effetto? :D

Caro Francesco, hai detto proprio bene che non so, non conosco, sono saputella e tutto quanto. Mi sta bene ok.
So solo di essere una Sua pecora, al resto ci penserà LUI.


Ti sta bene? :o Ciò che significa? Che ammetti che quello che dicevo è vero, però continuerai a fare come stavi facendo finora? Fammi capire :o

Dio benedica anche te Anna.
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Messaggiodi Presbyterian il Lun Ott 01, 2007 10:51 pm

L'unica cosa necessaria è che Cristo conosca me!

Amen!
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Messaggiodi AnnaC il Lun Ott 01, 2007 10:59 pm

Francesco dice: Cara Anna, come sempre non interagisci con quello che dico. Poi te ne esci con queste cose. Boh ... francamente non so che dirti più ... che fai scrivi le frasi ad effetto?

Scusate, sarà la vecchiaia. A questo punto son oio a non saper cosa intendi per interagire. Se mi scrivi:
Come si fa a "volgere lo sguardo verso Cristo," se non conosci chi è Cristo? E come fai a conoscere chi è Cristo senza comprendere correttamente la Scrittura, dove Cristo è rivelato?


Stavi parlando con me quando dicevi questo o lo dicevi in generale?

Perchè se stavi parlando con me, quella è la mia risposta.

Se era in generale, la risposta diventa: L'importante è che Cristo conosca le sue pecore.
Ti sembra ad effetto? A me no. E' in perfetta linea con la dottrina della predestinazione incondizionata, è scritturale che di più non si può e ciò che è più importante, è quello che credo veramente.
Se ti sembra strana come cosa e se pensi che faccia a modo mio, che dirti? Dopo la mucca pazza, in giro c'è una pecora pazza :D

Pazza di Gesù Cristo. Pazza persa, anzi no salvata.
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Messaggiodi Francesco_De_Lucia il Lun Ott 01, 2007 11:04 pm

L'unica cosa necessaria è che Cristo conosca me


Necessaria a cosa? Alla salvezza sì, in senso che l'unica cosa strettamente necessaria è che Cristo ci ami dall'eternità (conoscere).

Ma se inseriamo queste parole nel contesto del discorso che facevamo, ovvero sentirsi uniti con cattolici romani e arminiani in Cristo, l'unica cosa necessaria non è "che Cristo conosca me", ma quanto il Signore Stesso dice:

38 Ora, mentre essi erano in cammino, avvenne che egli entrò in un villaggio; e una certa donna, di nome Marta, lo ricevette in casa sua.
39 Or ella aveva una sorella che si chiamava Maria, la quale si pose a sedere ai piedi di Gesù, e ascoltava la sua parola.
40 Ma Marta, tutta presa dalle molte faccende, si avvicinò e disse: «Signore, non t'importa che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti».
41 Ma Gesù, rispondendo, le disse: «Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti inquieti per molte cose;
42 ma una sola cosa è necessaria, e Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta».

Di cosa parla qui il Signore quando dice che una sola cosa è necessaria? Parla del fatto che la sola cosa necessaria è umiliarsi e ascoltare la Sua Parola. Rimanendo in contesto: se cattolici romani e arminiani lo fanno quando noi abbiamo possibilità di testimoniare loro, allora possiamo sentirci uniti con loro. Se non lo fanno, non possiamo.

Inoltre, che qualcuno è conosciuto da Cristo, lo si vede quando ascoltano la Sua parola, oppure "odono la Sua voce e Lo seguono". Se un romanista, o un arminiano riceve una migliore testimonianza sulla verità di Cristo, e la rifiuta, sta ascoltando la Sua Parola, la Sua voce? E' una pecora? E' conosciuto da Cristo?
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Messaggiodi Vitostefano il Lun Ott 01, 2007 11:21 pm

Francesco ed Anna, amati nel Signore

dobbiamo renderci conto che intraprendere conversazioni di questo tipo attaverso Forum si incorre nell'inevitabile rischio di fraintendimenti.

Per cui vi invito fraternamente a risolvere la questione in modo personale, poi una volta chiarita torrnate liberamente in pubblico.

Cosa ne pensate?

E' importante che si ristabilisca un equilibrio sul tema e si ritorni a discutere l'argomento postato da Carlo che trovo personalmente importante.


Anna, siamo un po' tutte pecore pazze :) , menomale che Gesu' e' in grado di renderci mansueti e docili come agnellini !

Vedo che Francesco e' cosi' rapido nel postare, mi anticipa sempre ! :D


Vostro in Cristo, Vitostefano
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Re: ...

Messaggiodi AnnaC il Mar Ott 02, 2007 3:16 pm

Francesco De Lucia ha scritto:
L'unica cosa necessaria è che Cristo conosca me


Necessaria a cosa? Alla salvezza sì, in senso che l'unica cosa strettamente necessaria è che Cristo ci ami dall'eternità (conoscere).

Ma se inseriamo queste parole nel contesto del discorso che facevamo, ovvero sentirsi uniti con cattolici romani e arminiani in Cristo, l'unica cosa necessaria non è "che Cristo conosca me", ma quanto il Signore Stesso dice:

38 Ora, mentre essi erano in cammino, avvenne che egli entrò in un villaggio; e una certa donna, di nome Marta, lo ricevette in casa sua.
39 Or ella aveva una sorella che si chiamava Maria, la quale si pose a sedere ai piedi di Gesù, e ascoltava la sua parola.
40 Ma Marta, tutta presa dalle molte faccende, si avvicinò e disse: «Signore, non t'importa che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti».
41 Ma Gesù, rispondendo, le disse: «Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti inquieti per molte cose;
42 ma una sola cosa è necessaria, e Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta».

Di cosa parla qui il Signore quando dice che una sola cosa è necessaria? Parla del fatto che la sola cosa necessaria è umiliarsi e ascoltare la Sua Parola.

Caro Francesco, almeno in una cosa andiamo d'accordo. Questo brano mi piace tantissimo, proprio ieri lo citavo ad un altro componente del forum e gli ho scritto che avrei tanto voluto stare al posto di quella Maria :) .


Rimanendo in contesto: se cattolici romani e arminiani lo fanno quando noi abbiamo possibilità di testimoniare loro, allora possiamo sentirci uniti con loro. Se non lo fanno, non possiamo.

A me, ormai capita quasi ogni giorno di proporre Cristo quale unica verità, visto che in casa mia sono rimasti tutti cattolici.
Stamattina stessa, poichè mia madre si trova in ospedale, alla suora che aveva dato rosario e libretto mariano, ho testimoniato la mia fede in Dio e in Gesù Crsito quale unico mediatore tra Dio e gli uomini, ecc.
Stop. Il mio compito finisce lì. Se, invece, io mi metto a giudicare, questo e quell'altro, a cosa serve? Non ero io stessa fino al mese di febbraio ancora convinta che pregare la Madonna fosse una cosa normale per un cristiano? Per questo ti dico, finito il nostro compito di testimonianza, il più possibile viva, non resta altro che affidarsi a Dio
.


Inoltre, che qualcuno è conosciuto da Cristo, lo si vede quando ascoltano la Sua parola, oppure "odono la Sua voce e Lo seguono". Se un romanista, o un arminiano riceve una migliore testimonianza sulla verità di Cristo, e la rifiuta, sta ascoltando la Sua Parola, la Sua voce? E' una pecora? E' conosciuto da Cristo?

E chi lo può sapere? Come avevano reagito molti al primo annuncio della parola? Come facciamo a sapere quando Dio interverrà o meno nei loro cuori?
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