In questi ultimi gg sto meditando sul fatto che spesso nelle chiese esistono degli estremi: da un lato chiese riformate, dove molto spesso (e qui dobbiamo fare autocritica) le emozioni vengono represse.
Ho assistito a dei culti meccanici, noiosi e barbosi, dove non c'era vita nella predicazione.
Dall'altro abbiamo chiese pentecostali e/o carismatiche dove spesso (non sempre ci tengo a precisarlo) si da troppa enfasi alle emozioni, alle esperienze e questo a scapito della sana dottrina.
Ora mi chiedo: c'é la possibilitá di vivere un cristianesimo fedele alla Parola di Dio (espresso nelle confessioni di fede riformate) dove c'é spazio per manifestare (nel giusto contesto e nel giusto modo) i nostri sentimenti e le nostre esperienze con il Signore.
é possibile esprimere la propria gioia in un culto, magari durante la predicazione, piangendo di gioia o magari battendo le mani con un inno un pó piú gioioso e meno tetro di certi inni di qualche secolo fa?
Che ci piaccia o meno, abbiamo alcune cose da imparare dai nostri fratelli pentecostali/carismatici.

Presbyterian ha scritto:In questi ultimi gg sto meditando sul fatto che spesso nelle chiese esistono degli estremi: da un lato chiese riformate, dove molto spesso (e qui dobbiamo fare autocritica) le emozioni vengono represse.
Ho assistito a dei culti meccanici, noiosi e barbosi, dove non c'era vita nella predicazione.
Dall'altro abbiamo chiese pentecostali e/o carismatiche dove spesso (non sempre ci tengo a precisarlo) si da troppa enfasi alle emozioni, alle esperienze e questo a scapito della sana dottrina.
Ora mi chiedo: c'é la possibilitá di vivere un cristianesimo fedele alla Parola di Dio (espresso nelle confessioni di fede riformate) dove c'é spazio per manifestare (nel giusto contesto e nel giusto modo) i nostri sentimenti e le nostre esperienze con il Signore.
é possibile esprimere la propria gioia in un culto, magari durante la predicazione, piangendo di gioia o magari battendo le mani con un inno un pó piú gioioso e meno tetro di certi inni di qualche secolo fa?
Che ci piaccia o meno, abbiamo alcune cose da imparare dai nostri fratelli pentecostali/carismatici.
Che ne pensate?

Presbyterian ha scritto:Mi piacerebbe passare da un mondo di idee astratte, alla realtá di una concreta esperienza di fede!
Carlo

Se per un attimo non consideriamo questa quella dottrina, questa o quella posizione esegetica, e volgiamo lo sguardo verso Cristo
Per quanto io riesca a "litigare", si fa per dire, con riformati, cattolici, pentecostali, se si parla di Gesù Cristo, nel modo corretto, cerco di andare oltre e di vivere il momento.

Francesco De Lucia ha scritto:Se per un attimo non consideriamo questa quella dottrina, questa o quella posizione esegetica, e volgiamo lo sguardo verso Cristo


L'unica cosa necessaria è che Cristo conosca me.
Caro Francesco, hai detto proprio bene che non so, non conosco, sono saputella e tutto quanto. Mi sta bene ok.
So solo di essere una Sua pecora, al resto ci penserà LUI.


L'unica cosa necessaria è che Cristo conosca me


Francesco De Lucia ha scritto:L'unica cosa necessaria è che Cristo conosca me
Necessaria a cosa? Alla salvezza sì, in senso che l'unica cosa strettamente necessaria è che Cristo ci ami dall'eternità (conoscere).
Ma se inseriamo queste parole nel contesto del discorso che facevamo, ovvero sentirsi uniti con cattolici romani e arminiani in Cristo, l'unica cosa necessaria non è "che Cristo conosca me", ma quanto il Signore Stesso dice:
38 Ora, mentre essi erano in cammino, avvenne che egli entrò in un villaggio; e una certa donna, di nome Marta, lo ricevette in casa sua.
39 Or ella aveva una sorella che si chiamava Maria, la quale si pose a sedere ai piedi di Gesù, e ascoltava la sua parola.
40 Ma Marta, tutta presa dalle molte faccende, si avvicinò e disse: «Signore, non t'importa che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti».
41 Ma Gesù, rispondendo, le disse: «Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti inquieti per molte cose;
42 ma una sola cosa è necessaria, e Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta».
Di cosa parla qui il Signore quando dice che una sola cosa è necessaria? Parla del fatto che la sola cosa necessaria è umiliarsi e ascoltare la Sua Parola.
Rimanendo in contesto: se cattolici romani e arminiani lo fanno quando noi abbiamo possibilità di testimoniare loro, allora possiamo sentirci uniti con loro. Se non lo fanno, non possiamo.
Inoltre, che qualcuno è conosciuto da Cristo, lo si vede quando ascoltano la Sua parola, oppure "odono la Sua voce e Lo seguono". Se un romanista, o un arminiano riceve una migliore testimonianza sulla verità di Cristo, e la rifiuta, sta ascoltando la Sua Parola, la Sua voce? E' una pecora? E' conosciuto da Cristo?

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