di Achille_Telaretti il Mer Mar 05, 2008 4:39 pm
PREMESSA:
L'autore di questo intervento propone numerosi errori esegetici e dottrinali, alcuni dei quali così seri che lo pongono nettamente al di fuori dell'ortodossia biblica della fede riformata. Fra questi,
- la sua insistenza su due tipi di amore in Dio, di cui uno particolare ed uno generico; anche se tale tema fosse oggetto di dibattito, sarebbe comunque impossibile parlare di un amore "generico" di Dio in Gv. 3:16, dove il fine di tale amore è detto essere esplicitamente la salvezza;
- l'affermazione di due distinte e contrapposte volontà in Dio, una di salvare ogni singolo individuo attraverso una sincera offerta di salvezza, un'altra di onorare la Sua giustizia condannando gli empi
- come conseguenza implicita di quella sincera offerta di salvezza, la negazione totale della preconoscenza di Dio - può Dio offrire sinceramente la salvezza a chi sa già che la rifiuterà? - oltre che del Suo eterno decreto;
- la negazione che Dio sia immutabile e di conseguenza l'affermazione che Dio muti i propri sentimenti e decreti in base alle contingenze delle scelte umane;
- l'idea della "sufficienza" del sacrificio di Cristo - mentre la Scrittura non parla mai di tale sacrificio in termini quantitativi, ma sempre e solo della sua natura ed efficacia;
- l'affermazione che la responsabilità dei reprobi e la loro condanna dipendano dal loro rifiuto di una sincera offerta di salvezza, cosa che va contro l'evidenza di passi come Romani 9, dove il decreto di riprovazione incondizionata è espresso con grande evidenza, e contro la dottrina del peccato originale di cui tutti siamo responsabili in Adamo.
Le argomentazioni portate, e soprattutto l'insistenza sulla "sufficienza" del sacrificio di Cristo, non fanno altro che riproporre per alcuni versi l'errore degli Amiraldiani, e per altri l'errore dei Rimostranti Arminiani.
Purtroppo, l'autore ha anche dimostrato di non aver letto o non aver compreso il regolamento di questo forum e soprattutto di non essere interessato al dialogo, come dimostrano ampiamente ben diciotto pagine di attacco alla fede riformata, non precedute da una sola domanda da parte dell'autore volta alla comprensione delle dottrine della grazia, e il successivo atteggiamento di rifiuto del dialogo nella totale mancanza di considerazione per le risposte e le letture proposte.
Nonostante le poco credibili affermazioni dell'autore di riconoscersi nella dottrina riformata, le sue argomentazioni sono una continua negazione di quasi ogni punto di dottrina delle confessioni storiche della Riforma.
Pertanto consiglio grande cautela, discernimento e spirito critico nella lettura di questo intervento - se la si volesse fare come puro esercizio apologetico.
L'amministratore
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Cristo, il Salvator del mondo.
Carissimo Valdo II,
sono convinto che la comprensione della Verità scaturisce dallo studio della Parola di Dio e progredisce giorno dopo giorno grazie ai piccoli contributi che man mano vengono apportati alla sua comprensione nel corso dei secoli. Questo tema è assai interessante, perciò anch’io vorrei permettermi di esprimere la mia opinione, nella speranza di riuscire a fornire un modesto contributo.
Sono d’accordo con Andrew nell’ammettere che questo è “uno dei classici dell’esegesi”.
Sono anche d’accordo con Francesco De Lucia nell’ammettere che “la parola ‘mondo’ significhi… ‘mondo’”; poiché, se proviamo ad interpretare questo termine attribuendogli il senso di “tutti i credenti”, così come suggerito da Andrew, l’intera frase sembrerebbe presentare un’apparente anomalia. Leggeremmo infatti:
“Dio ha tanto amato ‘tutti gli eletti’ che ha dato il suo unigenito Figliuolo affinché ‘tutti quegli eletti’ che credono in lui non periscano, ma abbiano vita eterna”.
Letta in questo modo, la frase sembrerebbe suggerire una limitazione non necessaria; infatti, è ovvio che tutti gli eletti credono o crederanno. In questa ipotesi, se è vero che quelli che crederanno saranno solo gli eletti, nessuno escluso, come mai Giovanni ritiene opportuno introdurre una restrizione e specificare che avranno vita eterna “tutti quegli eletti che crederanno”?
Per avvalorare ancora di più l’ipotesi secondo cui “mondo” potrebbe riferirsi ad una classe di persone più estesa rispetto a quella formata dai soli credenti, basterebbe poi collegare il versetto 16 col versetto 18 e soffermarsi sulle parti iniziali e finali della frase: “Dio ha tanto amato il mondo affinché… quelli che credono in lui non sono condannati; ma quelli che non credono sono già condannati”. Il fatto che Giovanni, dopo aver nominato il “mondo”, chiami in causa due classi distinte di persone come verosimilmente facenti parte di questo “mondo” e differenzi le sorti dei non credenti da quelle dei credenti sembrerebbe suggerirci l’idea che il termine “mondo” sia formato da una classe di persone più ampia, che inglobi entrambi i gruppi, e sembrerebbe suggerirci che Dio ama il “mondo”, ma salva solo quella sua parte che crederà in Cristo.
Questa è però solamente un’impressione preliminare.
Per comprendere meglio il significato del brano in questione, dobbiamo a mio giudizio coinvolgere nel ragionamento diverse dottrine ed invocare diversi altri brani.
In Giovanni 3, 16.17 leggiamo ancora una volta:
"Poiché Dio ha tanto amato il mondo che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna”.
Iniziamo dall’esame dei principali termini usati da Giovanni in questo passaggio delle Scritture. Ciò è necessario perché ci permetterà di proseguire nella comprensione.
Nel brano in questione, il termine usato per indicare ciò che noi traduciamo “mondo” è “kósmon” accusativo singolare di “kósmos”.
Per capire cos’è che Dio ha amato a tal punto da mandare il suo figliuolo a morire sulla croce, cioè per capire cos’è questo “Kósmos”, si rende imprescindibile consultare il vocabolario. È impossibile infatti pretendere di interpretare un brano senza cercare sul dizionario il significato del termine che l’autore ha adoperato e che noi cerchiamo di tradurre il più fedelmente possibile La verità di quest’affermazione è fin troppo evidente.
Nel dizionario leggiamo dunque i diversi significati che può assumere il termine Kósmos (H. G. LIDDEL - R. SCOTT, Dizionario Greco-Italiano, Firenze, Le Monnier 1975, p. 731):
Kósmos, 1 ordine; 2 contegno, disciplina; 3 forma, foggia, fattura di una cosa; IV ordine universale, universo, mondo, firmamento; IV-2 nel senso di oikouméne, terra; IV-3 umanità, il mondo; IV-4 mondo terreno, opposto a cielo.
Cos’è dunque che Dio ama? Ama egli l’ordine universale? Certamente! Ama la disciplina e l’obbedienza? Sì! Ama il contegno? Certamente: basta leggere Isaia, Geremia e Giuda 1, 6, quando parlano del contegno degli Angeli! Ama la forma in cui ha creato l’universo? Sì, la ama perché, dopo averla fatta, Egli si sofferma a rimirarla ed esclama con soddisfazione: “È buona”! Ama Dio la fattura delle cose inanimate, delle creature, ama la fattura dell’uomo? Certamente! Dopo aver completato tutta l’opera sua, Egli esclama: “È molto buono!” Anche noi credenti siamo fattura di Lui! (Ef 2, 12). Ama Dio la terra? Ancora una volta sì! Pur essendo stata devastata dal peccato, Egli non la distrusse, ma ebbe compassione ed applicò su di essa il rimedio che aveva programmato per salvarla! Basti pensare che la terra non è colpevole del peccato!… Ama Dio l’Umanità?
Ebbene, per rispondere a questa domanda dobbiamo tenere presente che il termine originale “kosmos”, comprendendo l’intera creazione e le sue qualità specifiche, comprende anche tutti gli uomini, non solamente gli eletti. Questo è proprio il punto della questione!
L’umanità è composta dagli eletti e dai non eletti. Affermare che “Dio non ama l’umanità”, vorrebbe dire implicitamente affermare che Dio non ama neppure gli eletti, i quali costituiscono quella parte dell’umanità che invece Egli ama. In altre parole, se Dio non amasse l’umanità, non dovrebbe amare nessuna sua parte, cosa che invece non avviene. Affermare che “Dio non ama l’umanità”, vorrebbe dunque dire affermare il falso!
Al contrario, dire che “Dio ha amato l’umanità” è corretto perché quest’affermazione non quantifica (da zero a infinito) l’entità e il tipo d’amore che Dio ha manifestato nei confronti di ogni sua parte.
Per verificare biblicamente quest’asserzione, leggiamo in Geremia:
Geremia 31:1 «In quel tempo», dice il SIGNORE,
«io sarò il Dio di tutte le famiglie d'Israele, ed esse saranno il mio popolo».
Geremia 31:2 Così parla il SIGNORE:
«Il popolo scampato dalla spada
ha trovato grazia nel deserto;
io sto per dar riposo a Israele».
Geremia 31:3 Da tempi lontani il SIGNORE mi è apparso.
«Sì, io ti amo di un amore eterno;
perciò ti prolungo la mia bontà.
E poi a continuazione:
Geremia 31:29 «In quei giorni non si dirà più:
"I padri hanno mangiato uva acerba
e i denti dei figli si sono allegati",
Geremia 31:30 ma ognuno morirà per la propria iniquità;
chiunque mangerà l'uva acerba
avrà i denti allegati.
Ed in Osea leggiamo:
Osea 14:4 «Io guarirò la loro infedeltà,
io li amerò di cuore,
poiché la mia ira si è distolta da loro.
Osea 14:5 Io sarò per Israele come la rugiada;
egli fiorirà come il giglio
e spanderà le sue radici come il Libano.
Osea 14:6 I suoi rami si estenderanno;
la sua bellezza sarà come quella dell'ulivo
e la sua fragranza come quella del Libano.
Osea 14:7 Quelli che abiteranno alla sua ombra
faranno di nuovo crescere il grano
e fioriranno come la vite;
saranno famosi come il vino del Libano.
Osea 14:8 Efraim potrà dire: "Che cosa ho io più da fare con gli idoli?"
Io lo esaudirò e veglierò su di lui;
io, che sono come un verdeggiante cipresso;
da me verrà il tuo frutto».
Ed ancora una volta, subito dopo, a continuazione:
Osea 14:9 Chi è saggio ponga mente a queste cose!
Chi è intelligente le riconosca!
Poiché le vie del SIGNORE sono rette;
i giusti cammineranno per esse,
ma i trasgressori vi cadranno.
Dalla lettura di questi brani vediamo che nel novero delle persone che Dio ha amato vi sono quelli che “moriranno per la propria iniquità” e quelli che “cadranno”. Vediamo cioè chiaramente che Dio ha amato il suo popolo in maniera indistinta, anche se non tutto il suo popolo è stato amato da Dio in maniera speciale.
Non a caso Israele è chiamato il popolo eletto, quello amato da Dio. “
Romani 9:4 A tutti gli Israeliti, infatti, appartengono l'adozione, la gloria, i patti, la legislazione, il servizio sacro e le promesse;
Romani 9:5 a tutti loro pure appartengono i padri e da essi proviene, secondo la carne, il Cristo, che è sopra tutte le cose Dio benedetto in eterno. Amen!”.
Però, vediamo che non tutti gli Israeliti sono amati da Dio in maniera particolare.
Romani 9:6 … perché non tutti i discendenti da Israele sono Israele;
Romani 9:7 né per il fatto che son progenie d'Abramo, son tutti figliuoli d'Abramo; anzi: In Isacco ti sarà nominata una progenie.
Romani 9:8 Cioè, non i figliuoli della carne sono figliuoli di Dio: ma i figliuoli della promessa son considerati come progenie.
Non tutti gli Israeliti sono amati da Dio fino alle estreme conseguenze, fino al sacrificio personale. Quelli che Dio ama in questo modo sono solo i suoi “amici”, le sue “pecorelle”, i suoi “eletti”.
Giovanni 15:12 «Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io ho amato voi.
Giovanni 15:13 Nessuno ha amore più grande di quello di dar la sua vita per i suoi amici.
Giovanni 15:14 Voi siete miei amici, se fate le cose che io vi comando.
Giovanni 10:11 Io sono il buon pastore; il buon pastore dà la sua vita per le pecore.
L’amore di Dio si manifesta dunque in modi diversi ed ha finalità diverse.
È rivolto ai non credenti:
Marco 10:21 Gesù, guardatolo, l'amò (egápesen, termine identico a quello usato in Gv 3, 16) e gli disse: «Una cosa ti manca! Va', vendi tutto ciò che hai e dàllo ai poveri e avrai un tesoro in cielo; poi vieni e seguimi».
Marco 10:22 Ma egli, rattristato da quella parola, se ne andò dolente, perché aveva molti beni.
Marco 10:23 Gesù, guardatosi attorno, disse ai suoi discepoli: «Quanto difficilmente coloro che hanno delle ricchezze entreranno nel regno di Dio!»
Marco 10:24 I discepoli si stupirono di queste sue parole. E Gesù replicò loro: «Figlioli, quanto è difficile per quelli che confidano nelle ricchezze entrare nel regno di Dio!
Marco 10:25 È più facile per un cammello passare attraverso la cruna di un ago, che per un ricco entrare nel regno di Dio».
Marco 10:26 Ed essi sempre più stupiti dicevano tra di loro: «Chi dunque può essere salvato?»
Marco 10:27 Gesù fissò lo sguardo su di loro e disse: «Agli uomini è impossibile, ma non a Dio; perché ogni cosa è possibile a Dio»,
e di conseguenza, è rivolto a tutti.
Giovanni 3:16 Dio ha tanto amato il mondo…
Se dunque confutiamo la dichiarazione di Giovanni, il quale afferma che “Dio ha amato il kosmos” ed escludiamo una parte dell’umanità da questo kosmos amato da Dio, non facciamo altro che negare i versetti che sembrano dichiarare il contrario. Non solo, ma sostenendo che il termine kosmos indica in questo caso solo gli eletti, come Anrew afferma, rischiamo di escludere dall’amore di Dio perfino quella parte del Kosmos che invece Egli ama, cioè l’ordine, il contegno, la disciplina, la forma e la fattura delle cose create, l’universo, il firmamento e la stessa terra.
Il versetto di Giovanni 3, 16 è dunque ben espresso. Se non fosse vero che Dio ama il kósmos, non lo troveremmo nella Bibbia.
Una riprova del fatto che Dio ama la sua creazione, possiamo trovarla in questi brani:
Matteo 6:26 Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, non mietono, non raccolgono in granai, e il Padre vostro celeste li nutre. Non valete voi molto più di loro?
Matteo 6:28 … Osservate come crescono i gigli del campo: essi non faticano e non filano;
Matteo 6:29 eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, fu vestito come uno di loro.
Dobbiamo sempre pensare che, all’inizio della creazione, tutto era buono, perfino gli angeli che poi sarebbero caduti. Infatti, l’esclamazione “era molto buono”, contenuta in Genesi 1, 31, includeva la terra, ma anche i cieli e tutto ciò che era stato precedentemente creato.
Dio non avrebbe creato qualcosa che non amava. Dobbiamo pensare che, a parte le responsabilità personali degli individui forniti di “carattere morale”, la creazione non ha colpa per il peccato, non ha peccato contro il suo Creatore, e Dio continua, nonostante “l’incidente” del peccato, ad amarla e a preservarla, anche se ne ha decretato la decadenza.
L’amore di Dio per la sua creazione coinvolge anche l’umanità.
Matteo 5:45 … Egli fa levare il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti.
Dio ama il “kosmos” nel senso che ama la sua creazione, la sostenta, la nutre, la preserva con la grazia comune.
Per mostrare che Dio non ama tutta l’umanità, Andrew adduce che sarebbe incongruente da parte di Dio amare l’umanità e poi gettarne una parte nel fuoco. Sarebbe incongruente affermare che Cristo sia venuto a salvare tutta l’umanità senza però riuscirvi.
Andrew usa queste argomentazioni considerandole le uniche valide a suffragare la dottrina della Espiazione Limitata, ma a mio giudizio non è necessario invocarle per sostenere questa dottrina. Anzi, sempre a mio giudizio, queste argomentazioni non tutelano gli Attributi di Dio.
Infatti, se è vero che i suoi Attributi sono le Qualità che Egli manifesta contemporaneamente al massimo grado, e quindi nella medesima misura, il fatto di concludere che Dio non abbia amato quelli che poi avrebbe gettato nel fuoco vorrebbe dire ammettere che un Attributo di Dio, il suo Amore, è claudicante. Anche l’Amore di Dio è un suo Attributo, e anch’esso dev’essere manifestato da Lui al massimo grado così come avviene per la sua Giustizia ed anche per tutti gli altri Attributi. Nessuna dottrina, neanche quella dell’Espiazione Limitata, può intaccare gli Attributi di Dio; altrimenti diventa una dottrina che riguarda un Dio non perfetto, un Dio che non è più quello che la Bibbia ci rivela.
Se ci sembra che qualche dottrina intacchi gli Attributi di Dio, sicuramente non abbiamo tenuto conto di tutti i dettagli che compongono quella dottrina, perché Dio è perfezione assoluta.
Con queste considerazioni non voglio però affermare che Andrew non abbia espresso correttamente le sue idee, e neppure che la dottrina dell’espiazione Limitata non sia corretta, come cercherò di chiarire più avanti. Voglio solo affermare che Dio può amare l’umanità e poi gettarne una parte nel fuoco.
Quest’affermazione è biblica perché, ad esempio, traduce esattamente il versetto di Romani 11, 28. Questo versetto parla degli Ebrei, i quali pur costituiscono una parte dell’umanità, e dimostra che Dio ama qualcuno che poi condannerà. Ama gli Ebrei che salverà ed ama gli Ebrei che getterà nel fuoco eterno. Il fatto che Egli già conosca l’esito del suo giudizio finale non inficia minimamente la sua condotta amorevole nei loro confronti. Non inficia il suo Attributo che lo identifica come perfetto Amore.
Romani 11:28 Per quanto concerne l'Evangelo, essi sono nemici per via di voi; ma per quanto concerne l'elezione, sono amati per via dei loro padri.
Questo versetto si riferisce a tutti gli Ebrei, e dichiara che Dio li ama, anche se poi ne getterà alcuni nell’inferno.
Dirò di più: ciò che nella nostra Bibbia è stato tradotto con l’espressione “sono amati”, nell’originale è espresso da un unico termine “agapetoí”, che significa “amatissimi” (cfr. Diz. Liddell Scott, p. 5) (*), come ben traduce anche il Bigarelli.
(*) Agapetós, qualcuno di cui essere soddisfatto; amato, diletto, detto di figlio unico. Da Agapáo, dimostrare affetto a, amare, essere attaccato a; essere lieto, soddisfatto, contento…
Il fatto che Dio ami, ed ami molto, degli individui che getterà poi nel fuoco eterno, mi sembra dunque biblicamente provato.
Il versetto di Giovanni 3, 16 contiene allora due dichiarazioni distinte, non contraddittorie ed entrambi vere. La prima dichiarazione è contenuta nella prima parte del versetto, e dice che Dio ama il “kosmos”. La seconda dichiarazione è contenuta nella seconda parte.
Se ci chiediamo la finalità per cui Dio ama il “kosmos”, dobbiamo andare cioè alla seconda parte del versetto, che risponde con chiarezza a questa domanda. Dio ama il “kosmos” per portare a termine il suo piano di redenzione. Infatti, “Dio ha tanto amato il mondo (al punto da dare il suo unigenito Figliolo) affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna”.
Il versetto è abbastanza chiaro: La finalità per cui Dio ha amato il mondo, tanto che ha mandato il suo Figliuolo a morire, non è fine a se stessa e neppure è quella di salvare tutto il mondo, ma è quella di “salvare chiunque crede in lui”.
L’amore di Dio per il mondo è finalizzato alla salvezza dei suoi! Siamo nel tempo della grazia. Quello in cui viviamo, è uno stato transitorio. Dio sta semplicemente tollerando questo stato di cose e sta mostrando pazienza nei confronti dei peccatori impenitenti, anzi sta esortandoli amorevolmente e sta mostrando loro il suo Figliuolo Gesù Cristo affinché nessuno di loro perisca. Egli non ha distrutto il mondo, non lo ha annientato nel momento stesso in cui vi entrava il peccato, proprio perché, così facendo, avrebbe vanificato il suo disegno salvifico nei confronti di quelli che aveva preconosciuti e predestinati dall’eternità. Se avesse distrutto il mondo, se non lo avesse amato, curato con la grazia comune, se non avesse mai più fatto piovere sulla terra per nutrire tutti gli uomini, se non avesse vestito i gigli del campo con vestimenti assai più splendidi di quelli di un re… gli eletti non sarebbero mai nati e mai sarebbero esistiti, ed Egli non avrebbe potuto salvarli. Se Dio non avesse amato il mondo ed il popolo d’Israele, non avrebbe fatto entrare Cristo nel mondo “per salvare chiunque avrebbe creduto in lui”.
Ecco perché Dio ama il “mondo”, cioè tutto l’universo coi suoi annessi e connessi: perché ama gli eletti. Il suo amore per il “mondo” è subordinato al suo amore particolare e prioritario per quelli che ama dall’eternità. Quando il piano di Dio sarà portato a compimento, quando tutti gli eletti saranno stati salvati, l’amore di Dio per il “mondo” cesserà, ed egli distruggerà quella sua parte che diventi pleonastica, non più necessaria. All’infuori degli eletti, il “mondo” con tutto quello che è in esso non avrà più valore di quello che può avere per noi una pietra.
Notiamo infatti che il verbo che esprime l’azione dell’amare il mondo da parte di Dio è espresso all’aoristo (egápesen, aoristo attivo, terza persona singolare da agapáo). L’espressione di questo verbo sembrerebbe avvisarci che Dio ha amato il mondo in un tempo passato e che quest’azione è da intendere come compiuta ed esaurita.
L’uso di questo tempo verbale indica infatti di per sé che l’azione dell’amare si è compiuta nel passato e che è stata momentanea, cioè sottolinea il momento in cui è avvenuta l’azione, e non la sua durata (che sarebbe invece indicata dal tempo imperfetto) e nemmeno la sua conseguenza nel presente (che sarebbe indicata dal perfetto, chiamato infatti “resultativo”). Nonostante ciò, gli effetti di quest’azione “momentanea” sono ancora in vigore. Sotto quest’aspetto, “il mondo” non ha nulla da temere; Dio lo ha amato e continua ad amarlo (ricordiamo ancora una volta che siamo nel tempo della Grazia). Tuttavia, lo stesso tempo verbale ci preannuncia che quest’amore non è destinato a durare in eterno. Verrà un momento in cui Dio deciderà di giudicare questo mondo, con tutte le conseguenze che ne deriveranno.
Ciò è in accordo con molti brani che avvalorano queste affermazioni, ad esempio 2 Pietro 3, 5.10:
2Pietro 3:5 Poiché costoro dimenticano questo volontariamente: che ab antico, per effetto della parola di Dio, esistettero dei cieli e una terra tratta dall'acqua e sussistente in mezzo all'acqua;
2Pietro 3:6 per i quali mezzi, il mondo di allora, sommerso dall'acqua, perì;
2Pietro 3:7 mentre i cieli e la terra d’adesso e la terra, per la medesima parola sono custoditi, essendo riservati al fuoco per il giorno del giudizio e della distruzione degli uomini empi.
2Pietro 3:8 Ma voi, diletti, non dimenticate quest'unica cosa; che per il Signore un giorno è come mille anni, e mille anni sono come un giorno.
2Pietro 3:9 Il Signore non ritarda l'adempimento della sua promessa, come alcuni reputano che faccia; ma egli è paziente verso di voi, non volendo che alcuni periscano, ma che tutti giungano a ravvedersi.
2Pietro 3:10 Ma il giorno del Signore verrà come un ladro: in quel giorno i cieli passeranno stridendo, e gli elementi infiammati si dissolveranno, e la terra e le opere che sono in essa saranno arse.
Come fa in questo brano l’Apostolo Pietro, anche Giovanni ci dice che Dio ha tanto amato questo “kosmos” e lo custodisce in vista della redenzione degli eletti.
Dio ha tanto amato il “kosmos”, che ha dato il suo Figliuolo affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna.
La finalità dell’amore di Dio per l’intero “Kosmos” è la vita eterna di chi crede.
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Andando avanti (scusatemi se troppo velocemente) nel commento del brano, ci imbattiamo ora nel versetto 17, dove leggiamo:
Giovanni 3:17 Infatti, Dio non ha mandato il suo Figliuolo nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui.
Questo versetto sembra confermare ciò che abbiamo detto finora, cioè che Dio ha sospeso il suo giudizio sul “kosmos” e non ha mandato il suo Figliuolo per giudicare questo kosmos, ma lo ha mandato per salvarlo.
Il versetto originale non parla infatti né di universo, né di uomini, né di eletti, ma parla semplicemente di “kosmos”. Il problema nasce nel momento in cui vogliamo scoprire l’esatto significato della frase. Nasce quando vogliamo scoprire se Cristo è venuto a salvare dalla distruzione eterna tutto il kosmos, tutti gli uomini che vivono nel kosmos oppure solamente alcuni di loro.
Qui si apre un altro tema molto importante, ed è quello sollevato appunto da Valdo II, il quale domanda:
In Giovanni 3:17 leggiamo: “Dio non ha mandato il suo Figliuolo nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui”.
Ora, questa parola ‘mondo’, come è da intendere? Tutti gli uomini presenti nel mondo? Cosa intendeva qui Giovanni?”
La domanda di Valdo II sembra presupporre l’esistenza di una stretta relazione di causa ed effetto tra la capacità salvifica del sacrificio di Cristo e la totale applicazione di questo sacrificio nei confronti dei suoi potenziali beneficiari. Sembra che Valdo II voglia quasi proporre una domanda retorica (cioè che ammette una risposta già scontata). Infatti, se è vero che Dio ha mandato Cristo per salvare il mondo, e se è vero che non tutto il mondo è salvato, ciò vuol dire che Dio ha mandato Cristo a salvare i soli eletti e che il termine “mondo” deve per forza di logica corrispondere ai “soli eletti”.
Se così stessero veramente le cose, Valdo II si sarebbe risposto da sé e non avrebbe avuto bisogno di chiedere il parere di nessuno. Ma Valdo non è sicuro che questa risposta sia quella corretta. Evidentemente, intravede la possibilità che esista una spiegazione diversa da quella apparentemente suggerita dalla logica. E potrebbe avere ragione! Infatti, se è vero che Dio non ha mandato il suo Figliuolo per salvare tutti gli uomini, ma per salvarne solo alcuni, cioè solo quelli che credono in lui, come mai Giovanni riconosce a Cristo precisamente “il mandato (cioè l’incarico) di salvare il kosmos”? Il versetto dice proprio così: Dio ha mandato il suo Figliuolo affinché il kosmos sia salvato per mezzo di lui! Ed il kosmos, come abbiamo visto, può rappresentare qualcosa di più che i soli eletti!
Più esattamente, dobbiamo porci una domanda che è fondamentale per la comprensione di tutta l’opera salvifica di Cristo, per la comprensione del Patto di Redenzione, del Patto di Grazia, eccetera… ed è la seguente:
Indipendentemente dal fatto obbiettivo che il suo sacrificio serva effettivamente a salvare i soli credenti, ha Cristo il potere di salvare il “kosmos”? Sarebbe sufficiente il suo sacrificio per salvare tutto il “kosmos”? Oppure il suo sacrificio è stato “limitato” per essere strettamente sufficiente alla salvezza dei predestinati? In altre parole, ha Cristo compiuto un’espiazione “limitata” ai soli eletti, così come alcuni pensano? Ha Dio mandato Cristo a soffrire solo per i suoi o lo ha mandato a soffrire per tutto il mondo?
La domanda di Valdo ci invita dunque ad entrare nell’ambito della dottrina dell’Espiazione Limitata, e ci sembra perciò doveroso esprimere il nostro punto di vista sulla questione.
Per rispondere alla precedente domanda, alcuni invocano, appunto, la dottrina che chiamano della “Espiazione Limitata”, ed affermano che Cristo ha sofferto solo per i suoi, ha pagato solo per loro, e che le sue sofferenze sono state strettamente sufficienti a pagare per i loro peccati.
Andrew spiega le ragioni di questa dottrina, quando dice:
“Come interpretare la parola "kosmos" usata ad esempio in Gv. 3:16 o in I Gv. 2:2? Gli arminiani, i luterani e quei calvinisti che non hanno fatto i compiti a casa rispondono subito "mondo significa tutta l'umanità senza eccezione!". L'esegesi riformata fornisce invece una risposta più articolata ed in armonia con il resto della rivelazione biblica e soprattutto con il carattere di Dio… Se interpretassimo "mondo" come "tutta l'umanità nessuno escluso", allora quel verso direbbe diverse cose contrastanti con la natura divina:
- Dio ha tanto amato tutta l'umanità, compresi gli empi che sono già stati condannati; sarebbe un gesto d'amore un po' bizzarro il gettare qualcuno che si ama in un lago di fuoco.
- Dio ha così amato l'umanità tutta, da dare per essa il suo unico Figlio affinché si sacrificasse pagando sulla croce il prezzo più alto nell'universo. Questo prezzo è stato già pagato, eppure non sembra essere sufficiente.
- Dio non vuole condannare tutta l'umanità, anche se l'ha già fatto con molti, ma vuole salvarla per mezzo di Cristo. Però non tutta l'umanità si salva, perché molti si perdono. Dio, quindi, vuole fare una cosa, salvare tutta l'umanità, ma fallisce. Si sforza, ce la mette tutta, sacrifica suo Figlio, ma non riesce nell'intento”.
E conclude: “Quindi, quando Giovanni scrive "Egli è l'espiazione per i nostri peccati; e non solo per i nostri, ma anche per quelli di tutto il mondo.", intende dire "non solo dei nostri che siamo Giudei (e aggiungo io Giudei credenti), ma anche di chiunque crede fuori dalla nazione giudaica, disperso nel mondo, in ogni tribù e lingua”.
In definitiva, Andrew afferma che Cristo è stato la propiziazione per i peccati dei soli credenti.
Io penso tuttavia che il fatto che Dio abbia amato il suo popolo, tutto il suo popolo, è biblicamente provato. È provato non soltanto nei già citati versetti di Marco 10, 21, ma anche, per fare uno dei molti esempi possibili, nella parabola del Figliuol Prodigo, nella quale vediamo che il Padre ama allo stesso modo i suoi due figli; permette loro di vivere nelle sue dimore, li rende partecipi in maniera equanime dei suoi beni… Tutto ciò egli fa con entrambi i figli, senza distinzioni, sia col minore sia col maggiore:
Luca 15:12 … e il più giovane di loro disse al padre: Padre, dammi la parte de' beni che mi tocca. Ed egli spartì fra loro i beni…
Luca 15:25 Or il figlio maggiore si trovava nei campi, e mentre tornava, come fu vicino a casa, udì la musica e le danze.
Luca 15:26 Chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa succedesse.
Luca 15:27 Quello gli disse: "È tornato tuo fratello e tuo padre ha ammazzato il vitello ingrassato, perché lo ha riavuto sano e salvo".
Luca 15:28 Egli si adirò e non volle entrare; allora suo padre uscì e lo pregava di entrare.
Luca 15:29 Ma egli rispose al padre: "Ecco, da tanti anni ti servo e non ho mai trasgredito un tuo comando; a me però non hai mai dato neppure un capretto per far festa con i miei amici;
Luca 15:30 ma quando è venuto questo tuo figlio che ha sperperato i tuoi beni con le prostitute, tu hai ammazzato per lui il vitello ingrassato".
Luca 15:31 Il padre gli disse: "Figliolo, tu sei sempre con me e ogni cosa mia è tua;
Luca 15:32 ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita; era perduto ed è stato ritrovato"».
Queste non mi sembrano affermazioni fatte da un padre che odia il suo figliolo! Ebbene, il padre di cui parla la Parabola rappresenta Dio, e questo figliuolo, il maggiore, rappresenta appunto il popolo d’Israele, “al quale appartengono l'adozione, la gloria, i patti, la legislazione, il servizio sacro e le promesse; a tutti loro pure appartengono i padri e da loro proviene, secondo la carne, il Cristo, che è sopra tutte le cose Dio benedetto in eterno. Amen! (Romani 9, 4.5)”. Questo “figlio maggiore” è sempre stato col Padre. Tutte le cose del Padre sono sue, come dice appunto Paolo (a lui appartengono l’adozione, la gloria, i Patti, ecc… ecc…). La differenza tra i due figli non è voluta dal padre, non deriva dalla sua mancanza d’amore o dalla disparità con cui tratta i suoi figli, ma nasce solo nel momento in cui lo stesso figlio maggiore si rifiuta di rientrare in casa sua, rimanendone fuori per sempre! Nasce nel momento in cui il figlio maggiore rifiuta l’amore del Padre!
Ciò avveniva nel V.T. nei confronti del popolo d’Israele ed avviene oggi allo stesso modo nei confronti di tutto il mondo.
La comprensione profonda di queste cose non è semplice: Da un lato c’è da parte di Dio perfetto Amore, perfetta Giustizia, dall’altro perfetta responsabilità e inescusabilità da parte dell’uomo, e tutto ciò traspare dallo stesso brano di Luca.
È vero che Dio ha predestinato alcuni a vita eterna ed altri a morte eterna, ma è vero allo stesso tempo che nessuno può accusare Dio di imparzialità. Questo è un grande mistero, e per cercare di penetrare nelle sue profondità possiamo solo fare delle ipotesi. Quella della Espiazione Limitata è una di queste. Essa si basa sulla constatazione che, se Dio odia i perduti, deve escluderli dai benefìci salvifici del sacrificio di Cristo. L’Espiazione Limitata fa appello alla giustizia di Dio e sottolinea: potrebbe esser vero che Dio “ama” quest’universo così perfetto e potrebbe anche esser vero che “ama” l’umanità perché ama gli eletti, ma è pur vero che odia i non eletti! Quindi, non è vero che ama tutta l’umanità!
Se leggiamo Romani 9, 13 anche nel testo originale, ci accorgiamo infatti che Dio odia i non eletti:
Romani 9:13 com'è scritto: «Ho amato Giacobbe e ho odiato Esaù».
È proprio vero che Dio “odia” i non eletti! Se apriamo il solito vecchio vocabolario, ci accorgiamo che il termine “emísesa, ha odiato”, deriva dal verbo “miséo” il quale può assumere un solo ed unico significato: odiare (Diz. Liddell Scott, p. 836). Sull’interpretazione di questa dottrina non ci sono dubbi: Dio odia il peccato ed odia anche i peccatori perduti. Non odia i peccatori salvati, perché anche Giacobbe era un peccatore (tant’è che ingannò il fratello rubandogli la primogenitura) e tuttavia Dio lo amò.
Niente mezzi termini, dunque; niente sdolcinature per cercare di addolcire la pillola; niente affermazioni del tipo “Dio non vede di buon occhio i peccatori perduti”… Dio li odia, e basta. Così dice la Scrittura.
Come fa, dunque, ad amarli e odiarli allo stesso tempo? Come fa ad amare e contemporaneamente ad odiare il “mondo”?
Nella Scrittura c’è un’apparente incongruenza: o essa si contraddice, oppure siamo noi a non capire qualcosa che ci sfugge.
Per cercare di mettere d'accordo la realtà dell’amore di Dio verso le sue creature con quella del suo odio verso i non eletti, potremmo provare a chiamare in causa la Trinità.
Fra le Persone della Trinità scorre un flusso d’amore:
Il Padre ama il Figlio:
Giovanni 3:35 Il Padre ama il Figliuolo.
Giovanni 5:20 Poiché il Padre ama il Figliuolo, e gli mostra tutto quello che Egli fa…
Il Figlio ama i peccatori; sia i salvati sia i perduti.
Matteo 9:13 Or andate e imparate che cosa significhi: Voglio misericordia, e non sacrifizio; poiché io non son venuto a chiamar de' giusti, ma dei peccatori.
Luca 15:2 E così i Farisei come gli scribi mormoravano, dicendo: Costui accoglie i peccatori e mangia con loro.
Romani 5:8 ma Iddio mostra la grandezza del proprio amore per noi, in quanto che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi.
1Timoteo 1:15 Certa è questa parola e degna d'essere pienamente accettata: che Cristo Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori, dei quali io sono il primo.
Marco 10:21 Gesù, guardatolo, l'amò… (si noti che il giovane ricco non era un salvato).
Lo Spirito Santo fa conoscere all’uomo l’amore del Padre e del Figlio ed intercede affinché quest’amore fluisca nei due sensi e sia ricambiato efficacemente, arrivando dall’uomo a Dio attraverso Cristo, unico Mediatore tra Dio e l’uomo.
Romani 8:26 Parimente ancora, lo Spirito sovviene alla nostra debolezza; perché noi non sappiamo pregare come si conviene; ma lo Spirito intercede egli stesso per noi con sospiri ineffabili;
Romani 8:27 e Colui che investiga i cuori conosce qual sia il sentimento dello Spirito, perché esso intercede per i santi secondo Iddio.
Romani 8:34 Chi sarà quel che li condanni? Cristo Gesù è quel che è morto; e, più che questo, è risuscitato; ed è alla destra di Dio; ed anche intercede per noi.
I Credenti entrano a far parte di questo “cerchio dell’amore”, mentre i perduti ne restano esclusi.
Giovanni 14:21 Chi ha i miei comandamenti e li osserva, quello mi ama; e chi mi ama sarà amato dal Padre mio, e io l'amerò e mi manifesterò a lui.
Giovanni 14:23 Gesù rispose e gli disse: Se uno mi ama, osserverà la mia parola; e il Padre mio l'amerà, e noi verremo a lui e faremo dimora presso di lui.
Giovanni 14:24 Chi non mi ama non osserva le mie parole (e dunque non vorrà arrivare al Padre giacché non lo ama).
L’amore del Padre si manifesta dunque verso tutto il mondo. Dio ha tanto amato il mondo che ha mandato il suo Figliuolo affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna, ma l’uomo peccatore non può ricambiare quest’amore.
La catena si spezza! La ruota si inceppa!
Questo è il motivo per cui il Padre, che pur amerebbe tutti e “non vuole che alcuno perisca”, non può però essere ricambiato nell’amore, e ciò determina l’esclusione del peccatore dalla ricompensa dell’amore stesso. Nel brano di Luca 15, il fratello maggiore, pur se amato dal padre, non è in grado di ricambiare quest’amore e si condanna da sé, rifiutando di entrare in quella casa che pur gli apparterrebbe di diritto e nella quale il Padre lo prega amorevolmente di entrare. Ebbene, i Gentili sono subentrati in ciò che era riservato ai Giudei. Il diritto di essere chiamati figli di Dio si è ora esteso a tutto il “mondo”, perciò
“chiunque crede in lui non perisce, ma ha vita eterna”
“chiunque crede nel Figliuolo ha vita eterna; ma chi rifiuta di credere nel Figliuolo non vedrà la vita, ma l’ira di Dio resta sopra di lui”.
Dio, che pur vorrebbe intraprendere con l’uomo una relazione d’amore, e che mostra all’uomo il suo grande amore per il “mondo” nella persona di Cristo, si vede privato ingiustamente del contraccambio che meriterebbe; anzi, non vedendosi amato, si vede odiato da quelli che, come delle bestie irriconoscenti, come bruti senza ragione, rifiutano il dono del suo amore disinteressato e gratuito. Ecco perché arriva ad odiare quelli che, nonostante Egli li ami fino alla fine, rifiutano fino alla fine di ricambiare il suo amore e di amare il suo Figliuolo che Egli ha mandato a morire sulla croce per salvarli. Un rifiuto così bestiale dato in ricompensa per un regalo così ineffabile!
È vero che Dio ha predestinato a condanna o a salvezza. È vero che quel suo Attributo che corrisponde alla sua Volontà Sovrana risuscita degli individui che altrimenti continuerebbero a rimanere morti e incapaci di risuscitare da sé stessi, ma è pur vero che anche il suo Attributo che lo rende Perfetto Amore dev’essere salvaguardato. Io sono convinto che il fatto che la Volontà Sovrana di Dio è irresistibile non può determinare il fatto che il suo Amore sia imperfetto.
Io sono convinto che Dio non può essere accusato di imparzialità e che, sotto quest’aspetto, i dannati non hanno e non avranno nulla da rimproverargli. Il suo odio per loro dipende dal fatto che Dio li ha predestinati, ma la colpa di quest’odio ricade su loro stessi e dipende dal loro ostinato e caparbio rifiuto di amare Dio. Se facciamo dipendere l’odio di Dio dalla sua Volontà Sovrana, non facciamo altro che negare la perfezione del suo Amore. La colpa dell’odio di Dio verso i dannati non può essere attribuita a Dio stesso, anche se Egli li ha predestinati a dannazione eterna.
Questo è un grande mistero, ma dobbiamo accettarlo senza intaccare l’Attributo dell’Amore.
Lo stesso Apostolo Giovanni spiega molto bene questo concetto:
1Giovanni 2:1 Figliuoletti miei, io vi scrivo queste cose affinché non pecchiate; e se alcuno ha peccato, noi abbiamo un avvocato presso il Padre, cioè Gesù Cristo, il giusto.
1Giovanni 2:2 Egli è la propiziazione per i nostri peccati; e non soltanto per i nostri, ma anche per quelli di tutto il mondo.
A mio giudizio, la corretta interpretazione di questo versetto può dirimere la questione e inquadrare la dottrina della Espiazione Limitata nei suoi giusti termini.
Se diamo al termine “mondo” il significato di “tutti gli eletti e soltanto gli eletti”, Cristo non sarebbe morto per i peccati di tutto il mondo, ma solo per i peccati di quelli che lui veniva a salvare col suo sacrificio.
È venuto dunque il momento di rispondere a una domanda cruciale, ed è la seguente:
Quale capacità salvifica possiede il sacrificio di Cristo?
Per rispondere a questa domanda, dobbiamo porre quest’interrogativo proprio in termini quantitativi, numerici.
Infatti, se Cristo ha sofferto per essere la propiziazione dei peccati di tutti gli eletti, egli è venuto per pagare in prima persona al posto di un numero grandissimo ma limitato di persone ed è venuto per pagare un numero grandissimo ma limitato di peccati. In altre parole, non è venuto per pagare in maniera infinita.
È chiaro, infatti, che il numero dei credenti non è infinito, e neppure infinito è il numero dei loro peccati.
Per fare un esempio banale, ma necessario, proviamo a supporre che Cristo sia venuto (non occorre che tentiate di leggere correttamente il numero) per pagare
45.567.875.984.989.467.389.460.567.812.345.567.675.980.777.456.367.365.475.567 peccati, numero che corrisponderebbe ai peccati fatti da tutto il complesso dei credenti vissuti in tutte le epoche ed in tutti i tempi e commessi durante tutte le loro vite
Se applicata a questo caso ipotetico, l’Espiazione Limitata afferma che il suo sacrificio sarebbe stato “limitato”da Dio per salvare quei credenti e rimuovere quei peccati. Afferma cioè che le sofferenze di Cristo sarebbero state “aggiustate” dal Padre in modo da permettere che Cristo soffrisse in maniera strettamente sufficiente a salvare i suoi, pagando per i loro 45.567.875.984.989.467.389.460.567.812.345.567.675.980.777.456.367.365.475.567 peccati, ma che le stesse sofferenze non dovessero andar oltre per non correre, per così dire, il rischio di pagare neppure per un solo peccato in più, che fosse un peccato commesso da un non credente. Ciò Dio avrebbe fatto con l’intenzione di salvare i suoi eletti senza salvare “per errore” neppure un solo non eletto.
L’Espiazione Limitata viene interpretata in questo modo da tutti quelli che fanno corrispondere l’aggettivo “limitato” alla capacità redentiva del sacrificio di Cristo.
Questo sacrificio non ha però una valenza limitata. Permettetemi di fare un altro esempio banale, che potrebbe contribuire ad unificare le correnti di pensiero su questo particolare tema, peraltro assai importante. L’esempio è il seguente.
Se il numero complessivo dei peccati commessi dagli eletti, anziché essere espresso dal numero 45.567.875.984.989.467.389.460.567.812.345.567.675.980.777.456.367.365.475.567 fosse espresso dal numero immediatamente successivo, avrebbe Cristo dovuto soffrire un po’ di più, in modo da pagare un prezzo leggermente più grande? Avrebbe dovuto soffrire un’agonia che durasse, ad esempio, un secondo di più?
Questa domanda potrebbe essere confutata dicendo che Dio, conoscendo però preventivamente il numero esatto dei peccati dei redenti, ha “aggiustato” le sofferenze di Cristo in modo da farlo soffrire esattamente di una quantità sufficiente a pagare il riscatto in questione. Questa risposta ci potrebbe forse convincere, ma qualcuno potrebbe ancora ribattere con quest’altra domanda, forse risolutiva per attribuire la giusta interpretazione al versetto citato da Valdo II ed anche per risolvere la controversia tra gli ipercalvinisti e gli altri comuni mortali.
La domanda ha bisogno però di due premesse:
Supponiamo che un uomo viva cento anni e pecchi cento volte al giorno, cioè supponiamo che in tutta la sua vita commetta peccati per un totale di 3.650.000 (numero irrisorio se paragonato al precedente).
Supponiamo inoltre che, in tutto l’universo, quest’uomo sia il solo ed unico eletto.
La domanda è la seguente:
Avrebbe Dio, in questo caso, “aggiustato” il sacrificio di Cristo in modo che, per pagare il modesto prezzo corrispondente ai 3.650.000 peccati di quest’unico eletto, Cristo avrebbe dovuto farsi un taglietto nel dito? Oppure lo avrebbe fatto morire esattamente allo stesso modo?
Questa è la domanda che potrebbe veramente risolvere l’intera questione. Perché, se ammettiamo che il sacrificio di Cristo è stato aggiustato dal Padre in modo che fosse strettamente sufficiente, dobbiamo ammettere che questo stesso sacrificio avrebbe dovuto essere più o meno grande, più o meno aggiustato, in base al numero dei peccati da pagare. Se escludiamo questa possibilità ed ammettiamo che Cristo sarebbe morto sulla croce anche per un solo credente, anche se fosse venuto a salvare solo me, dovremo anche ammettere che lo stesso sacrificio, così come sarebbe stato necessario e sufficiente a salvare me solo, e così come è stato necessario e sufficiente a salvare tutti gli eletti, non dipendendo nella nostra ipotesi dal numero degli eletti (Ebrei 9, 26 e 9, 28), sarebbe stato e quindi è, necessario e sufficiente a salvare “tutto il mondo”, proprio tutto quel “mondo” a cui Giovanni allude nel suo Vangelo e nella sua Lettera.
Ebrei 9:24 Poiché Cristo non è entrato in un santuario fatto con mano, figura del vero; ma nel cielo stesso, per comparire ora, al cospetto di Dio, per noi;
Ebrei 9:25 e non per offrir se stesso più volte, come il sommo sacerdote, che entra ogni anno nel santuario con sangue non suo;
Ebrei 9:26 ché, in questo caso, avrebbe dovuto soffrir più volte dalla fondazione del mondo; ma ora, una volta sola, alla fine de' secoli, è stato manifestato, per annullare il peccato col suo (unico) sacrificio.
Ebrei 9:28 così anche Cristo, dopo essere stato offerto una volta sola, per levar via i peccati di molti, apparirà una seconda volta, senza peccato, a quelli che l'aspettano per la loro salvezza.
Ebrei 10:12 questi, dopo aver offerto un unico sacrificio per i peccati, si è posto per sempre a sedere alla destra di Dio.
Per dirlo in altre parole, se ammettiamo che l’espressione “Espiazione Limitata” affermi che Cristo pagò limitatamente e strettamente per i peccati dei suoi, dobbiamo anche ammettere che per pagare per me solo avrebbe dovuto slogarsi una caviglia o, appunto, ferirsi leggermente a un calcagno; questo è, in effetti, ciò che Satana conseguì dalla morte di Cristo: non solo il danno derivante dalla sua personale e totale sconfitta, ma anche la beffa di vedere Cristo risuscitato dalla morte, giacché era impossibile che i legami della morte trattenessero il Signore della Vita! (Atti 2, 24).
La realtà innegabile è che Cristo, morendo una sola volta, ha pagato per tutti gli uomini del “kosmos”. Non avrebbe potuto pagare di più, “ché, in questo caso, avrebbe dovuto soffrir più volte dalla fondazione del mondo; ma ora, una volta sola, alla fine de' secoli, è stato manifestato, per annullare il peccato col suo (unico) sacrificio”.
Il suo sacrificio, pur essendo “uno solo” ebbe valore infinito. Ciò deriva, lo ripetiamo, dal fatto che non avrebbe potuto pagare di meno se fosse venuto a salvare solo me, o solo te, che leggi in questo momento, e neppure avrebbe potuto pagare di più se fosse venuto a salvare più gente. Il sacrificio di Cristo è perfetto così com’è e non avrebbe potuto essere minore né maggiore. La sua valenza è infinita, cioè non potrebbe avere un valore più grande o più piccolo neppure se il numero dei credenti fosse stato enormemente differente da quello che è.
E questa è proprio la certezza che hanno tutti quelli che Dio risuscita nell’attimo della loro nuova nascita. In quel preciso istante, lo Spirito Santo manda ad effetto nel credente il concretarsi di questa grande verità, tanto che ognuno di noi ha dovuto esclamare: “Anche se io fossi stato l’unico peccatore da salvare, Cristo sarebbe venuto, ed è venuto, a morire per me. Solamente e personalmente per me”.
Il sacrificio di Cristo è sufficiente a pagare per il peccato del mondo, per il peccato al singolare, non per i peccati o per la somma numerica dei peccati. Cristo ha risolto il problema del peccato, pagando il prezzo stabilito da Dio e riscattando l’intera umanità che era stata dichiarata peccatrice in Adamo.
“Ecco l’Agnello di Dio! Ecco Colui che toglie il peccato del mondo!” Questo versetto è stato scritto proprio dalla stessa persona che ha scritto “Dio ha tanto amato il mondo che ha mandato il suo Figliuolo affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna”.
Romani 5:18 - Come dunque con un sol fallo la condanna si è estesa a tutti gli uomini, così, con un solo atto di giustizia, la giustificazione che dà vita s'è estesa a tutti gli uomini.
Invocando finalmente la dottrina del Federalismo, possiamo dire che Cristo, il novello Adamo, ha compiuto l’opera opposta a quella compiuta dal nostro progenitore, e come per il peccato di costui la condanna s’era estesa a tutti gli uomini, per la giustizia dell’altro la giustificazione s’è estesa pure a tutti gli uomini.
Questo versetto è assai chiaro: “con un sol fallo, la condanna si è estesa a tutti gli uomini (e quindi non solo ai non credenti), e con un solo atto di giustizia la giustificazione s'è estesa a tutti gli uomini”(pantas antrópous) (e quindi non solo ai credenti)”.
Questo versetto contraddice la teoria secondo cui Cristo è morto per giustificare solo gli eletti. Qui non è usato il termine “kósmos” ma è usato espressamente il termine “anér” che indica l’“uomo” in generale, l’umanità intera. Questa globalità della giustificazione è poi rafforzata anche dalla presenza dell’aggettivo “pántas, tutti”, riferito agli uomini. La giustificazione si è estesa a “tutti gli uomini”. Cristo ha pagato per offrire una sufficiente giustificazione all’intera umanità. Così dice la Bibbia.
Come fa Cristo, però ad aver “estesa la giustificazione a tutti gli uomini” se tutti gli uomini non vengono poi dichiarati giusti? Forse che la giustificazione non è quall’atto che fa apparire una persona “giusta agli occhi di Dio” e quindi salvata?
Andrew giustamente obietta:
“Del resto, se stesse parlando dell'intera umanità, nessuno escluso, si verrebbero a creare delle contraddizioni inestricabili:
- la prima, con il termine "propiziazione", "espiazione", che indica un atto compiuto, grazie al quale i peccati sono rimessi, la giustizia divina è soddisfatta, il peccatore è riconciliato con Dio e da Lui giustificato in virtù dell'obbedienza perfetta di Cristo in terra. Tutto questo ha un'efficacia certa, con effetti sicuri applicati ad ogni singolo eletto”.
In una delle mie diatribe dottrinali, per spiegare come il versetto di Romani 5, 28 non contraddice affatto la dottrina della Predestinazione, e neppure quella della Espiazione Limitata, collegavo il termine “giustificazione” con la giustificazione che un padre firma per il suo figliuolo quando questi si assenta da scuola per qualsiasi motivo. Al direttore della scuola non importa se l’assenza è avvenuta per un motivo valido o se l’alunno si è assentato per andare al cinema; ciò che gli importa è che un genitore si sia reso garante per l’assente. Così dice la Legge. Però, se il trasgressore non riconosce come padre colui che gli ha firmato la “giustificazione”, non consegnerà mai al direttore questa dichiarazione perché non crederà nella piena validità legale di quell’atto, e pur potendo essere giustificato non potrà mai più rientrare a scuola. Questo è solo un modesto paragone, ma esemplifica il fatto che i peccatori salvati sono coloro che hanno trasgredito a causa del peccato di un solo uomo, ma che hanno accettato la giustificazione che è stata loro offerta dal loro Padre celeste e che “Cristo ha esteso a tutti gli uomini”. Quelli che non accettano la giustificazione, hanno rinnegato Dio come Padre ed hanno rifiutato la giustificazione che Egli ha firmato col suo sangue: essendo questa però l’unico mezzo a loro disposizione per essere riammessi nella famiglia di Dio.
Questo paragone, anche se inevitabilmente parziale ed imperfetto, può però aiutarci a comprendere come stanno effettivamente le cose. Infatti, da Romani 5, 18 abbiamo appreso che la giustificazione è offerta a tutti gli uomini:
Romani 5:18 - Come dunque con un sol fallo la condanna si è estesa a tutti gli uomini, così, con un solo atto di giustizia, la giustificazione che dà vita s'è estesa a tutti gli uomini.
Ma da Romani 5, 17.19 vediamo che solo alcuni di loro (“i molti”, non “i tutti”) saranno costituiti giusti; solo quelli che ricevono (lambánontes) cioè che accettano questa giustificazione:
Romani 5:17 se per il fallo di quell'uno la morte ha regnato mediante quell'uno, tanto più quelli che ricevono l'abbondanza della grazia e del dono della giustizia, regneranno nella vita per mezzo di quell'uno che è Gesù Cristo.
Romani 5:19 Poiché, siccome per la disubbidienza di un solo uomo i molti sono stati costituiti peccatori, così anche per l'ubbidienza d'un solo, i molti saran costituiti giusti.
In sostanza, Cristo è venuto per salvare i peccatori. Egli offre ai peccatori la propiziazione per il loro peccato. Con la sua morte, Cristo, il novello Adamo, ha riconciliato l’intera Umanità con Dio, tuttavia, chi non accetta questa propiziazione, chi si ritiene escluso dalla riconciliazione, chi rifiuta di accettare il dono della vita eterna, costui si condanna da sé ed è sotto la giusta ira di Dio.
Se Dio non avesse reso perfetto il sacrificio di Cristo, se i dannati potessero accusare Dio di ingiustizia per non aver provveduto per loro un possibile e sufficiente Salvatore, la Giustizia di Dio si vedrebbe irreparabilmente compromessa. Dio sarebbe un despota che predestina a condanna degli esseri che non hanno colpa. Infatti, se Dio non avesse provveduto un Salvatore sufficiente anche per loro, essi sarebbero solo le vittime innocenti del capriccio di un onnipotente Tiranno. Lo stesso Satana potrebbe accusare Dio di ingiustizia!
Io sono convinto che rifiutare la sufficienza del sacrificio di Cristo corrisponde ad accusare Dio di ingiustizia.
Altra cosa è la predestinazione. È vero che Dio ha predestinato, ma è anche vero che ha offerto la giustificazione anche ai non predestinati!
Qui entriamo nel campo della sua Volontà Sovrana.
I non predestinati sono condannati per la volontà sovrana di Dio, ma l’intera colpa della loro condanna ricade su loro stessi perché hanno rifiutato una grazia che sarebbe stata sufficiente anche per loro. In questo modo, la giustizia di Dio, la sua Sovranità, il suo amore, la sua onnipotenza e tutti gli altri suoi Attributi sono salvaguardati.
Se accettassimo che Dio ha mandato il suo Figliuolo a morire per i soli eletti, dovremmo degradare la sua Giustizia al rango di una giustizia non perfetta, non derivante da un Essere infinitamente Sapiente, infinitamente Buono, infinitamente Amorevole…
L’espiazione compiuta da Cristo è dunque limitata ai soli eletti. Cristo ha espiato il loro peccato; tuttavia, il suo sacrificio è sufficiente a salvare tutti gli uomini perché Dio, nel suo grande amore per il “mondo” ha voluto che “la giustificazione si estendesse a tutti gli uomini”.
Giovanni 3:16 Poiché Iddio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figliuolo, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna.
Giovanni 3:17 Infatti Iddio non ha mandato il suo Figliuolo nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui.
Queste considerazioni mettono d’accordo, a mio giudizio, la dottrina della Espiazione Limitata con quella dell’universalità e della sufficienza del sacrificio di Cristo. La dottrina dell’Espiazione Limitata è una dottrina fondamentalmente corretta, nel suo complesso, ma bisogna intenderla in modo da conciliarla con altri passaggi delle Scritture che, altrimenti, la contraddirebbero pesantemente.
Achille Telaretti.
2Pietro 3:15 e ritenete che la pazienza del Signor nostro è per la vostra salvezza, come anche il nostro caro fratello Paolo ve l'ha scritto, secondo la sapienza che gli è stata data;
2Pietro 3:16 e questo egli fa in tutte le sue epistole, parlando in esse di questi argomenti; nelle quali epistole sono alcune cose difficili a capire, che gli uomini ignoranti e instabili torcono, come anche le altre Scritture, a loro propria perdizione.