volevo riproporvi un utilissimo scritto che già è stato presentato in passato: Considerazioni su Romani 9 - Una Confutazione di un’Esegesi Arminiana
Esso è la confutazione di un eisegesi di un pastore della ADI al capitolo 9 della lettera ai Romani. E' interessantissimo notare che anche in questo studio come in tutte le "confutazioni" della Sovranità di Dio l'autore inizia trando in ballo l'esperienza", e questo denota varie cose(gravi): sebbene l'autore si presenti come pastore evangelico, non sa che l'unico e il solo criterio per la definizione di una dottrina è ciò che la Bibbia afferma e niente altro; l'autore, come è la regola nel debolissimo sistema teologico Pentecostale che lui rappresenta, interpreta Romani 9 alla luce del fatto che la sua "personale esperienza" è stata negativa e quindi nel suo fare "esegesi" parte da questo preconcetto, infatti bastano le prime righe per conoscere l'intero pensiero dell'autore, un pensiero che è critico nei confronti della Predestinazione a prescindere da qualsiasi cosa si dimostri dalla Bibbia e questo perchè la sua "esperienza" non solo è da lui considerata più autorevole della Parola stessa ma è anche posta come punto di partenza per la determinazione della dottrina (se ragioniamo come l'autore, cosa dobbiamo pensare delle moltissime persone che hanno cominciato un "esperienza" nella fede Cristiana ma che poi hanno reputato negativa e sono tornati nel mondo pegio di prima? Dobbiamo forse concludere , data l'esistenza di queste "esperienze", che il Cristianesimo è falso e illusorio? Ovviamente no, ed è per questo che l'argomentazione esistenziale dell'autore non ha alcunché di significativo o provativo); il fatto che la dottrina Biblica della Predestinazione lo spingeva "a peccare maggiormente" non signifca altro che non aveva assolutamente e non ha assolutamente capito cosa la Bibbia afferma su questo insegnamento e la sua affermazione "«proprio come il faraone, sono un vaso eletto a perdizione; per cui non ho alcuna possibilità di cambiare, né la mia vita, né il mio destino eterno»." ne è la prova provata dato che il Calvinismo dice che "chiunque vuole" può andare a Cristo, ma ciò non significa assolutamente che tutti possono e vogliono ma che è Dio a suscitare il volere di colui che vuole ("volere" che è l'evidenza,il risultato dell'elezione e non la causa di questa). Comunque nello scritto ci sono considerazioni molto più approfonditi fortemente condite da coerenti interpretazioni Bibliche.
Vi ripropongo questo scritto perchè il pastore, con le sue affermazioni, si identifica alla perfezione nell'obiettore che Paolo ci cita ("Tu mi dirai dunque: «Perché trova ancora egli da ridire? Chi può infatti resistere alla sua volontà?»." ROMANI 9:19) e che lo stesso Paolo confuta e ammonisce ("Piuttosto chi sei tu, o uomo, che disputi con Dio? La cosa formata dirà a colui che la formò: «Perché mi hai fatto così?»." ROMANI 9:20 e seguenti), quindi questa confutazione rappresenta un modello da cui partire per conoscere l'infondatezza delle (solite)argomentazioni a sfavore dell'insegnamento della Predestinazione che Dio tramite la mano di Paolo palesemente ci comunica in questa parte della lettera ai Romani.
Dio ci benedica.


